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Hai un progetto per accelerare la transizione ecologica in Toscana?
La Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sostiene iniziative innovative per la sostenibilità e la tutela ambientale.
È attivo il terzo avviso per la presentazione dei progetti: scopri come partecipare e diventare protagonista del cambiamento.
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In Germania, dove il sole non è certo una risorsa abbondante come in Italia, i progetti che combinano fotovoltaico e batterie si aggiudicano contratti a prezzi sempre più competitivi. L’ultima asta per le rinnovabili innovative, conclusa a settembre, ha assegnato 480 megawatt di potenza a 32 progetti, tutti basati sull’integrazione tra pannelli solari e sistemi di accumulo. Il prezzo medio ponderato è stato di 51,4 euro per megawattora, equivalenti a 5,14 centesimi per kilowattora.
Il dato è interessante per due ragioni. La prima è che il fotovoltaico abbinato alle batterie non è più soltanto una tecnologia promettente: è una soluzione che compete sul prezzo anche in un Paese con un’irradiazione solare nettamente inferiore a quella italiana. La seconda è che l’accumulo permette di conservare una parte dell’elettricità prodotta durante le ore di sole e utilizzarla quando la produzione diminuisce, aumentando la flessibilità dell’energia rinnovabile.
𝐄 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚?
A parità di altre condizioni, una maggiore disponibilità di radiazione solare consente agli impianti fotovoltaici di produrre più elettricità con la stessa potenza installata. Considerando le medie nazionali, l’insolazione italiana è superiore di oltre il 35% a quella tedesca. È un vantaggio naturale importante, che può tradursi in una maggiore produzione annuale e in costi per kilowattora più bassi. Questo, però, non significa che basti installare pannelli in Italia per ottenere automaticamente prezzi inferiori a quelli tedeschi. Il risultato dipende anche dal costo del capitale, dai tempi autorizzativi, dalla disponibilità delle reti, dal prezzo delle batterie e dalle regole con cui l’elettricità viene venduta e remunerata.
La lezione è comunque chiara: se la combinazione di fotovoltaico e accumulo è competitiva in Germania, l’Italia ha ragioni in più per puntare su questa tecnologia. Il vantaggio climatico non si trasforma da solo in energia economica: occorre renderlo concreto con impianti, sistemi di accumulo, reti adeguate e procedure più rapide. Il sole italiano è una risorsa preziosa. Sfruttarlo meglio è una scelta economica, oltre che energetica.
In Germania, dove il sole non è certo una risorsa abbondante come in Italia, i progetti che combinano fotovoltaico e batterie si aggiudicano contratti a prezzi sempre più competitivi. L’ultima asta per le rinnovabili innovative, conclusa a settembre, ha assegnato 480 megawatt di potenza a 32 progetti, tutti basati sull’integrazione tra pannelli solari e sistemi di accumulo. Il prezzo medio ponderato è stato di 51,4 euro per megawattora, equivalenti a 5,14 centesimi per kilowattora.
Il dato è interessante per due ragioni. La prima è che il fotovoltaico abbinato alle batterie non è più soltanto una tecnologia promettente: è una soluzione che compete sul prezzo anche in un Paese con un’irradiazione solare nettamente inferiore a quella italiana. La seconda è che l’accumulo permette di conservare una parte dell’elettricità prodotta durante le ore di sole e utilizzarla quando la produzione diminuisce, aumentando la flessibilità dell’energia rinnovabile.
𝐄 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚?
A parità di altre condizioni, una maggiore disponibilità di radiazione solare consente agli impianti fotovoltaici di produrre più elettricità con la stessa potenza installata. Considerando le medie nazionali, l’insolazione italiana è superiore di oltre il 35% a quella tedesca. È un vantaggio naturale importante, che può tradursi in una maggiore produzione annuale e in costi per kilowattora più bassi. Questo, però, non significa che basti installare pannelli in Italia per ottenere automaticamente prezzi inferiori a quelli tedeschi. Il risultato dipende anche dal costo del capitale, dai tempi autorizzativi, dalla disponibilità delle reti, dal prezzo delle batterie e dalle regole con cui l’elettricità viene venduta e remunerata.
La lezione è comunque chiara: se la combinazione di fotovoltaico e accumulo è competitiva in Germania, l’Italia ha ragioni in più per puntare su questa tecnologia. Il vantaggio climatico non si trasforma da solo in energia economica: occorre renderlo concreto con impianti, sistemi di accumulo, reti adeguate e procedure più rapide. Il sole italiano è una risorsa preziosa. Sfruttarlo meglio è una scelta economica, oltre che energetica.
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Permetteteci, per una volta, di partire da un ricordo personale. Quando eravamo giovani avevamo molto tempo, pochi soldi e una gran voglia di partire. C’era già l’Interrail, naturalmente, e l’idea di prendere lo zaino salire su un treno e attraversare l’Europa era irresistibile. Il problema era tutto quello che veniva dopo: mettere insieme tratte, orari e prenotazioni quando si attraversavano più Paesi e si cambiava operatore poteva trasformare l’avventura in un frustrante esercizio di pazienza. Oggi tutto potrebbe diventare molto più semplice: la Commissione europea vuole introdurre il principio “un viaggio, un biglietto”: un’unica prenotazione per itinerari che attraversano più Paesi e utilizzano diversi operatori ferroviari. L’obiettivo è semplice: fare in modo che per viaggiare attraverso l’Europa non sia necessario conoscere in anticipo tutti i pezzi del puzzle, ma basti scegliere la destinazione e lasciare che sia il sistema a costruire il viaggio. Insomma, l’Europa prova a fare con i treni quello che abbiamo imparato a dare per scontato con gli aerei: acquistare un viaggio, non una collezione di tratte. E qui c’è la parte interessante. Perché viaggiare in treno significa anche, quando le distanze lo permettono, viaggiare con un impatto ambientale molto più basso. La rotaia è infatti tra le modalità più efficienti per passeggero-chilometro, mentre l’aereo ha emissioni climatiche decisamente alte. Per ogni passeggero e chilometro, il treno emette 20-30 grammi di CO₂, contro circa 150-250 grammi dell’aereo. Volare può produrre fino a 10 volte più emissioni. Poi c’è tutto il resto: niente ore al check-in e in controlli, niente aeroporti lontani dalla città. Nel frattempo il viaggio diventa parte dell’esperienza: si può leggere, lavorare, chiacchierare, guardare il paesaggio o semplicemente lasciar passare il tempo. Ed è proprio questo che, da giovane, avremmo apprezzato: avevamo tempo da vendere e pochi soldi da spendere. Se l’Europa riuscirà davvero a rendere semplice attraversarla con un solo biglietto, forse il futuro dei viaggi non sarà fatto solo di voli sempre più veloci, ma anche da treni che ci permettono di vedere molto di più e inquinare molto meno.
Permetteteci, per una volta, di partire da un ricordo personale. Quando eravamo giovani avevamo molto tempo, pochi soldi e una gran voglia di partire. C’era già l’Interrail, naturalmente, e l’idea di prendere lo zaino salire su un treno e attraversare l’Europa era irresistibile. Il problema era tutto quello che veniva dopo: mettere insieme tratte, orari e prenotazioni quando si attraversavano più Paesi e si cambiava operatore poteva trasformare l’avventura in un frustrante esercizio di pazienza. Oggi tutto potrebbe diventare molto più semplice: la Commissione europea vuole introdurre il principio “un viaggio, un biglietto”: un’unica prenotazione per itinerari che attraversano più Paesi e utilizzano diversi operatori ferroviari. L’obiettivo è semplice: fare in modo che per viaggiare attraverso l’Europa non sia necessario conoscere in anticipo tutti i pezzi del puzzle, ma basti scegliere la destinazione e lasciare che sia il sistema a costruire il viaggio. Insomma, l’Europa prova a fare con i treni quello che abbiamo imparato a dare per scontato con gli aerei: acquistare un viaggio, non una collezione di tratte. E qui c’è la parte interessante. Perché viaggiare in treno significa anche, quando le distanze lo permettono, viaggiare con un impatto ambientale molto più basso. La rotaia è infatti tra le modalità più efficienti per passeggero-chilometro, mentre l’aereo ha emissioni climatiche decisamente alte. Per ogni passeggero e chilometro, il treno emette 20-30 grammi di CO₂, contro circa 150-250 grammi dell’aereo. Volare può produrre fino a 10 volte più emissioni. Poi c’è tutto il resto: niente ore al check-in e in controlli, niente aeroporti lontani dalla città. Nel frattempo il viaggio diventa parte dell’esperienza: si può leggere, lavorare, chiacchierare, guardare il paesaggio o semplicemente lasciar passare il tempo. Ed è proprio questo che, da giovane, avremmo apprezzato: avevamo tempo da vendere e pochi soldi da spendere. Se l’Europa riuscirà davvero a rendere semplice attraversarla con un solo biglietto, forse il futuro dei viaggi non sarà fatto solo di voli sempre più veloci, ma anche da treni che ci permettono di vedere molto di più e inquinare molto meno. ...
Non basta confrontare la potenza di un impianto solare con quella di una centrale a gas o a carbone. Un megawatt fotovoltaico, infatti, non produce in un anno la stessa quantità di elettricità di un megawatt termoelettrico: il sole non è disponibile 24 ore su 24. Il confronto corretto è quindi tra gli investimenti per generare la stessa quantità effettiva di elettricità nell’arco di un anno. E oggi un impianto solare può richiedere meno capitale iniziale di una centrale a carbone o a gas per produrre la stessa quantità annua di elettricità. Dieci anni fa, per ottenere lo stesso risultato, l’investimento nel solare poteva essere fino a cinque volte maggiore. Per anni questa è stata la principale debolezza economica del fotovoltaico. L’energia solare era già conveniente nel lungo periodo: non richiede combustibile e ha costi operativi molto bassi, ma concentrava gran parte della spesa all’inizio, mentre carbone e gas consentivano di distribuire i costi nel tempo attraverso l’acquisto del combustibile. Ora anche questo vantaggio del fossile è finita. La svolta è arrivata soprattutto dalla produzione industriale. Secondo IRENA, dal 2010 il costo complessivo di installazione del fotovoltaico è diminuito dell’87%. Moduli prodotti in grandi quantità, maggiore efficienza e filiere ormai globali hanno ridotto drasticamente il capitale necessario per costruire nuovi impianti. Inoltre per IRENA dal 2010 i costi degli accumuli a batteria siano diminuiti del 93%. Nelle regioni con elevata irradiazione l’elettricità prodotta da solare più batterie è oggi stimata in circa 54-82 dollari per MWh, contro 70-85 dollari per MWh per il carbone in Cina e oltre 100 dollari per MWh per le nuove centrali a gas a livello globale. Il punto di svolta è che il solare non è più soltanto l’opzione che conviene nel corso della sua vita utile: è diventato competitivo già nel momento in cui si decide quanto capitale investire per costruire un nuovo impianto. Per decenni abbiamo pagato i combustibili fossili due volte: prima per costruire le centrali, poi ogni giorno per alimentarle. Il solare sta rompendo questo schema. E quando il combustibile è il sole, il costo della materia prima è zero.
Non basta confrontare la potenza di un impianto solare con quella di una centrale a gas o a carbone. Un megawatt fotovoltaico, infatti, non produce in un anno la stessa quantità di elettricità di un megawatt termoelettrico: il sole non è disponibile 24 ore su 24. Il confronto corretto è quindi tra gli investimenti per generare la stessa quantità effettiva di elettricità nell’arco di un anno. E oggi un impianto solare può richiedere meno capitale iniziale di una centrale a carbone o a gas per produrre la stessa quantità annua di elettricità. Dieci anni fa, per ottenere lo stesso risultato, l’investimento nel solare poteva essere fino a cinque volte maggiore. Per anni questa è stata la principale debolezza economica del fotovoltaico. L’energia solare era già conveniente nel lungo periodo: non richiede combustibile e ha costi operativi molto bassi, ma concentrava gran parte della spesa all’inizio, mentre carbone e gas consentivano di distribuire i costi nel tempo attraverso l’acquisto del combustibile. Ora anche questo vantaggio del fossile è finita. La svolta è arrivata soprattutto dalla produzione industriale. Secondo IRENA, dal 2010 il costo complessivo di installazione del fotovoltaico è diminuito dell’87%. Moduli prodotti in grandi quantità, maggiore efficienza e filiere ormai globali hanno ridotto drasticamente il capitale necessario per costruire nuovi impianti. Inoltre per IRENA dal 2010 i costi degli accumuli a batteria siano diminuiti del 93%. Nelle regioni con elevata irradiazione l’elettricità prodotta da solare più batterie è oggi stimata in circa 54-82 dollari per MWh, contro 70-85 dollari per MWh per il carbone in Cina e oltre 100 dollari per MWh per le nuove centrali a gas a livello globale. Il punto di svolta è che il solare non è più soltanto l’opzione che conviene nel corso della sua vita utile: è diventato competitivo già nel momento in cui si decide quanto capitale investire per costruire un nuovo impianto. Per decenni abbiamo pagato i combustibili fossili due volte: prima per costruire le centrali, poi ogni giorno per alimentarle. Il solare sta rompendo questo schema. E quando il combustibile è il sole, il costo della materia prima è zero. ...
Per anni l`energia è stata come una coperta troppo corta, tirata da tre lati diversi: l`ambiente, il portafoglio e la sicurezza di non restare al buio. Se ne coprivi uno, lasciavi scoperti gli altri. In questa convivenza impossibile, le rinnovabili facevano la figura della tartaruga della favola: lente, costose, buone d’animo ma che difficilmente potevano vincere la gara. Oggi quella tartaruga ha superato tutti. Il merito è del crollo dei prezzi tecnologici: i pannelli solari e le pale eoliche sono diventati così economici ed efficienti che la favola si è ribaltata. Le batterie moderne ora funzionano come enormi salvadanai, pronti a restituire l`energia accumulata quando il sole si spegne. Investire nel green non è più un fioretto ecologista o un lusso per pochi idealisti, ma la mossa finanziaria più redditizia che un’azienda o uno Stato possano fare. La convenienza economica ha superato ogni vecchia barriera ideologica.
C’è poi un altro scudo fondamentale: produrre elettricità dal sole e dal vento significa smettere di comprare il gas da governi instabili e imprevedibili. È il passaporto per la vera indipendenza: nessuno potrà più chiudere i rubinetti per ricatto o far schizzare i prezzi alle stelle a causa di una guerra lontana.
Salvare il pianeta non è più l`unico traguardo isolato, ma il premio finale di una strategia che conviene a tutti. La coperta non è più corta: ecologia, risparmio e sicurezza nazionale corrono finalmente insieme nella stessa direzione.
Per anni l`energia è stata come una coperta troppo corta, tirata da tre lati diversi: l`ambiente, il portafoglio e la sicurezza di non restare al buio. Se ne coprivi uno, lasciavi scoperti gli altri. In questa convivenza impossibile, le rinnovabili facevano la figura della tartaruga della favola: lente, costose, buone d’animo ma che difficilmente potevano vincere la gara. Oggi quella tartaruga ha superato tutti. Il merito è del crollo dei prezzi tecnologici: i pannelli solari e le pale eoliche sono diventati così economici ed efficienti che la favola si è ribaltata. Le batterie moderne ora funzionano come enormi salvadanai, pronti a restituire l`energia accumulata quando il sole si spegne. Investire nel green non è più un fioretto ecologista o un lusso per pochi idealisti, ma la mossa finanziaria più redditizia che un’azienda o uno Stato possano fare. La convenienza economica ha superato ogni vecchia barriera ideologica.
C’è poi un altro scudo fondamentale: produrre elettricità dal sole e dal vento significa smettere di comprare il gas da governi instabili e imprevedibili. È il passaporto per la vera indipendenza: nessuno potrà più chiudere i rubinetti per ricatto o far schizzare i prezzi alle stelle a causa di una guerra lontana.
Salvare il pianeta non è più l`unico traguardo isolato, ma il premio finale di una strategia che conviene a tutti. La coperta non è più corta: ecologia, risparmio e sicurezza nazionale corrono finalmente insieme nella stessa direzione.
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Un mondo di dati per gestire i nostri boschi! 🌲
Terreno, specie, crescita, caratteristiche dell’area: queste informazioni aiutano a capire come un bosco può evolvere e quali scelte fare per accompagnarne lo sviluppo nel tempo.
In Toscana questi dati diventano una risorsa grazie a SURF, la piattaforma realizzata con il cofinanziamento della Regione Toscana per supportare tecnici, enti e imprese nella gestione forestale sostenibile.
Un unico strumento che raccoglie ed elabora mappe, informazioni e scenari sul patrimonio forestale toscano, aiutando a individuare le soluzioni più adatte ai diversi contesti.
Un progetto in linea con l’Obiettivo 15 dell’Agenda 2030, dedicato alla tutela e alla gestione sostenibile degli ecosistemi terrestri.
Un mondo di dati per gestire i nostri boschi! 🌲
Terreno, specie, crescita, caratteristiche dell’area: queste informazioni aiutano a capire come un bosco può evolvere e quali scelte fare per accompagnarne lo sviluppo nel tempo.
In Toscana questi dati diventano una risorsa grazie a SURF, la piattaforma realizzata con il cofinanziamento della Regione Toscana per supportare tecnici, enti e imprese nella gestione forestale sostenibile.
Un unico strumento che raccoglie ed elabora mappe, informazioni e scenari sul patrimonio forestale toscano, aiutando a individuare le soluzioni più adatte ai diversi contesti.
Un progetto in linea con l’Obiettivo 15 dell’Agenda 2030, dedicato alla tutela e alla gestione sostenibile degli ecosistemi terrestri.
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Quante volte sentiamo frasi come questa: «4 mila progetti rinnovabili pronti ma fermi per burocrazia»? È una formula comunicativa efficace, ma dice una falsità. L’inganno di questa narrativa sta nel trasformare la presentazione di un progetto nell’equivalente automatico del suo diritto a essere realizzato. Presentare un progetto non significa che quel progetto sia automaticamente autorizzabile, che rispetti tutte le norme o che sia compatibile con il territorio. Nessuno si sognerebbe di dire che in Italia ci sono decine di migliaia di nuove abitazioni o attività commerciali «bloccate dalla burocrazia» solo perché sono state presentate le relative domande. Ogni giorno vengono presentati progetti di ogni tipo. Ma questo significa forse che chiunque possa costruire qualsiasi cosa, ovunque voglia? Se fosse così, potremmo avere un supermercato in piazza del Duomo o un grattacielo da 100 metri accanto a un monumento storico. La funzione delle autorizzazioni è proprio questa: verificare che un progetto rispetti le regole e sia compatibile con il territorio, l’ambiente, il paesaggio e la sicurezza. A seconda dei casi, il progetto può essere autorizzato, respinto oppure autorizzato con prescrizioni. La valutazione preventiva non è un pizzo burocratico: è l`argine che protegge il territorio dal caos. La macchina amministrativa deve essere modernizzata, resa più semplice e soprattutto più veloce quando è inefficiente. Ma confondere i tempi tecnici della tutela ambientale, sismica e paesaggistica con un "blocco burocratico" è un errore imperdonabile. Smettere di valutare i progetti non ci renderebbe un Paese più moderno, ma solo un Paese più fragile, più brutto e decisamente meno sicuro.
Quante volte sentiamo frasi come questa: «4 mila progetti rinnovabili pronti ma fermi per burocrazia»? È una formula comunicativa efficace, ma dice una falsità. L’inganno di questa narrativa sta nel trasformare la presentazione di un progetto nell’equivalente automatico del suo diritto a essere realizzato. Presentare un progetto non significa che quel progetto sia automaticamente autorizzabile, che rispetti tutte le norme o che sia compatibile con il territorio. Nessuno si sognerebbe di dire che in Italia ci sono decine di migliaia di nuove abitazioni o attività commerciali «bloccate dalla burocrazia» solo perché sono state presentate le relative domande. Ogni giorno vengono presentati progetti di ogni tipo. Ma questo significa forse che chiunque possa costruire qualsiasi cosa, ovunque voglia? Se fosse così, potremmo avere un supermercato in piazza del Duomo o un grattacielo da 100 metri accanto a un monumento storico. La funzione delle autorizzazioni è proprio questa: verificare che un progetto rispetti le regole e sia compatibile con il territorio, l’ambiente, il paesaggio e la sicurezza. A seconda dei casi, il progetto può essere autorizzato, respinto oppure autorizzato con prescrizioni. La valutazione preventiva non è un pizzo burocratico: è l`argine che protegge il territorio dal caos. La macchina amministrativa deve essere modernizzata, resa più semplice e soprattutto più veloce quando è inefficiente. Ma confondere i tempi tecnici della tutela ambientale, sismica e paesaggistica con un "blocco burocratico" è un errore imperdonabile. Smettere di valutare i progetti non ci renderebbe un Paese più moderno, ma solo un Paese più fragile, più brutto e decisamente meno sicuro. ...
Cavi, auricolari, caricabatterie, piccoli gadget elettronici. Li compri, li usi per un po’ e poi li lasci in un cassetto o li sostituisci con un modello più nuovo. Costano poco, si trovano ovunque e spesso sembra più facile comprarne un altro che riparare quello che hai. Ma ogni acquisto ha un impatto, anche quando l’oggetto è piccolo.
𝐈𝐥 𝟏𝟒 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝐞` 𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐢. Quest’anno il tema sono proprio i piccoli dispositivi che compriamo d’impulso e abbandoniamo in fretta. Accessori per lo smartphone, gadget di tendenza, oggetti che sembrano indispensabili per qualche giorno e poi finiscono dimenticati.
𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞 𝐡𝐚𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨?
Il problema non è soltanto lo spazio che occupano. I dispositivi elettronici contengono materiali preziosi, come rame e altri metalli, che possono essere recuperati e riutilizzati. Se finiscono nell’indifferenziato, queste risorse vanno perse e il loro smaltimento può danneggiare l’ambiente. Un singolo oggetto sembra poca cosa, ma moltiplicalo per milioni di persone e le dimensioni del problema diventano evidenti.
Da dove si comincia? Dal prossimo acquisto. Prima di comprare un nuovo gadget, chiediti: quanto lo userò? Se un dispositivo si rompe, verifica se puoi ripararlo. Se funziona ancora ma non ti serve, regalalo o vendilo. Se è arrivato a fine vita, portalo in un centro di raccolta comunale o in un punto autorizzato per i rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE). E` gratuito: non hai bisogno di pagare per liberartene correttamente. Non buttarlo nel sacco dell’indifferenziato.
Non devi rinunciare alla tecnologia. Devi solo evitare di trattarla come se fosse usa e getta. Scegli prodotti che durano, ripara quando puoi e non comprare qualcosa soltanto perché costa poco.
Cavi, auricolari, caricabatterie, piccoli gadget elettronici. Li compri, li usi per un po’ e poi li lasci in un cassetto o li sostituisci con un modello più nuovo. Costano poco, si trovano ovunque e spesso sembra più facile comprarne un altro che riparare quello che hai. Ma ogni acquisto ha un impatto, anche quando l’oggetto è piccolo.
𝐈𝐥 𝟏𝟒 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝐞` 𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐢. Quest’anno il tema sono proprio i piccoli dispositivi che compriamo d’impulso e abbandoniamo in fretta. Accessori per lo smartphone, gadget di tendenza, oggetti che sembrano indispensabili per qualche giorno e poi finiscono dimenticati.
𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞 𝐡𝐚𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨?
Il problema non è soltanto lo spazio che occupano. I dispositivi elettronici contengono materiali preziosi, come rame e altri metalli, che possono essere recuperati e riutilizzati. Se finiscono nell’indifferenziato, queste risorse vanno perse e il loro smaltimento può danneggiare l’ambiente. Un singolo oggetto sembra poca cosa, ma moltiplicalo per milioni di persone e le dimensioni del problema diventano evidenti.
Da dove si comincia? Dal prossimo acquisto. Prima di comprare un nuovo gadget, chiediti: quanto lo userò? Se un dispositivo si rompe, verifica se puoi ripararlo. Se funziona ancora ma non ti serve, regalalo o vendilo. Se è arrivato a fine vita, portalo in un centro di raccolta comunale o in un punto autorizzato per i rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE). E` gratuito: non hai bisogno di pagare per liberartene correttamente. Non buttarlo nel sacco dell’indifferenziato.
Non devi rinunciare alla tecnologia. Devi solo evitare di trattarla come se fosse usa e getta. Scegli prodotti che durano, ripara quando puoi e non comprare qualcosa soltanto perché costa poco.
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Si è tenuto a Lucca con un grandissimo riscontro di pubblico dall’8 all’11 ottobre l`evento di 4 giorni dedicato alle problematiche del pianeta terra, che con l’edizione di quest’anno, dedicata alle Forme di Intelligenza, ha analizzato varie tematiche, quali ecosistemi, clima, nuovi modelli economici, energia, agricoltura, alimentazione, sviluppo urbano, ma anche nuove visioni politiche, sociali, filosofiche, antropologiche, artistiche. PIANETA TERRA FESTIVAL è stato ideato e progettato da Editori Laterza e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, con molteplici partnership, patrocini e sponsor. Sotto la direzione scientifica di Stefano Mancuso, è stato dato spazio all’approfondimento della tematica delle Forme di intelligenza da vari punti di vista, con una domanda che ha fatto da sfondo ai vari appuntamenti dell’evento: cosa intendiamo per intelligenza? Sono state a questo proposito sviscerate le varie forme nelle quali si manifesta: biologiche e artificiali, individuali e collettive, cognitive, emotive, creative e strategiche; non solo quindi come una facoltà individuale, misurabile, centrata sulla razionalità logico-matematica. Sono state esaminate tra l’altro le dinamiche del mondo vegetale, che attraverso sofisticati sistemi di comunicazione chimica e risposta agli stimoli ambientali, manifesta forme di intelligenza adattiva e strategica, capaci di ottimizzare risorse, difendersi, colonizzare nuovi spazi. E’ stato poi dato risalto anche alle riflessioni sul mondo animale, che spingono a notare la capacità di pianificazione, cooperazione, uso di strumenti, strategie di adattamento, come forme di intelligenza rivelate dalla biologia evolutiva e dall’etologia. Un programma ricco e articolato i cui risultati sono consultabili sul sito: https://www.pianetaterrafestival.it/
Si è tenuto a Lucca con un grandissimo riscontro di pubblico dall’8 all’11 ottobre l`evento di 4 giorni dedicato alle problematiche del pianeta terra, che con l’edizione di quest’anno, dedicata alle Forme di Intelligenza, ha analizzato varie tematiche, quali ecosistemi, clima, nuovi modelli economici, energia, agricoltura, alimentazione, sviluppo urbano, ma anche nuove visioni politiche, sociali, filosofiche, antropologiche, artistiche. PIANETA TERRA FESTIVAL è stato ideato e progettato da Editori Laterza e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, con molteplici partnership, patrocini e sponsor. Sotto la direzione scientifica di Stefano Mancuso, è stato dato spazio all’approfondimento della tematica delle Forme di intelligenza da vari punti di vista, con una domanda che ha fatto da sfondo ai vari appuntamenti dell’evento: cosa intendiamo per intelligenza? Sono state a questo proposito sviscerate le varie forme nelle quali si manifesta: biologiche e artificiali, individuali e collettive, cognitive, emotive, creative e strategiche; non solo quindi come una facoltà individuale, misurabile, centrata sulla razionalità logico-matematica. Sono state esaminate tra l’altro le dinamiche del mondo vegetale, che attraverso sofisticati sistemi di comunicazione chimica e risposta agli stimoli ambientali, manifesta forme di intelligenza adattiva e strategica, capaci di ottimizzare risorse, difendersi, colonizzare nuovi spazi. E’ stato poi dato risalto anche alle riflessioni sul mondo animale, che spingono a notare la capacità di pianificazione, cooperazione, uso di strumenti, strategie di adattamento, come forme di intelligenza rivelate dalla biologia evolutiva e dall’etologia. Un programma ricco e articolato i cui risultati sono consultabili sul sito: https://www.pianetaterrafestival.it/ ...
Quali competenze serviranno alla Toscana di domani? 💼
Il mondo del lavoro cambia e cambiano anche le professionalità richieste dalle imprese. Ma non sempre domanda e offerta riescono a incontrarsi: così cresce lo skills mismatch, il divario tra le competenze richieste dal mercato e quelle disponibili.
La Regione Toscana interviene investendo nella formazione professionale per creare nuove opportunità e rispondere alle esigenze dei settori strategici per l’economia regionale.
Perché parlare di sviluppo sostenibile significa anche parlare di competenze, occupazione e futuro.
Un impegno in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 per istruzione di qualità, lavoro dignitoso e crescita economica.
Segui gli aggiornamenti sul sito della Regione Toscana per conoscere i percorsi che saranno attivati e le modalità di partecipazione.
#lavorointoscana #formazione #regionetoscana #mondodellavoro #formazionelavoro
Quali competenze serviranno alla Toscana di domani? 💼
Il mondo del lavoro cambia e cambiano anche le professionalità richieste dalle imprese. Ma non sempre domanda e offerta riescono a incontrarsi: così cresce lo skills mismatch, il divario tra le competenze richieste dal mercato e quelle disponibili.
La Regione Toscana interviene investendo nella formazione professionale per creare nuove opportunità e rispondere alle esigenze dei settori strategici per l’economia regionale.
Perché parlare di sviluppo sostenibile significa anche parlare di competenze, occupazione e futuro.
Un impegno in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 per istruzione di qualità, lavoro dignitoso e crescita economica.
Segui gli aggiornamenti sul sito della Regione Toscana per conoscere i percorsi che saranno attivati e le modalità di partecipazione.
#lavorointoscana #formazione #regionetoscana #mondodellavoro #formazionelavoro
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Tra Scandicci e Lastra a Signa, un intervento di 2,3 chilometri unirà l’ampliamento della carreggiata alla realizzazione di barriere antirumore con pannelli fotovoltaici, migliorando la sicurezza stradale e la qualità acustica e producendo energia rinnovabile. L’intervento, individuato dalla Regione Toscana tra le opere prioritarie per l’adeguamento e la messa in sicurezza della strada, introduce una soluzione che combina due obiettivi: contenere il rumore prodotto dal traffico e trasformare le barriere in superfici capaci di generare energia elettrica pulita.
𝐌𝐞𝐧𝐨 𝐫𝐮𝐦𝐨𝐫𝐞, 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐢:
Le nuove barriere fonoassorbenti contribuiranno al risanamento acustico dell’area, mentre i pannelli fotovoltaici produrranno elettricità destinata agli impianti al servizio della Fi-Pi-Li. L’energia potrà alimentare l’illuminazione della strada e delle vie adiacenti, le videocamere di sorveglianza ed eventualmente sistemi di pesatura dinamica dei veicoli.
L’autoproduzione consentirà di ridurre il prelievo di elettricità dalla rete e le emissioni di CO₂ associate ai consumi. Potrà inoltre contribuire a contenere nel tempo i costi energetici sostenuti per la gestione dell’infrastruttura.
Si tratta di un modello che valorizza le superfici già necessarie alla protezione acustica, integrando in un’unica opera tutela dei residenti, produzione da fonte rinnovabile ed efficienza energetica. Una soluzione che potrà fare da riferimento anche per futuri interventi sulla Fi-Pi-Li, nell’ottica di una gestione più sostenibile della strada.
Dopo la predisposizione del progetto esecutivo, l’avvio della gara per l’affidamento dei lavori è previsto nel secondo semestre del 2027.
Tra Scandicci e Lastra a Signa, un intervento di 2,3 chilometri unirà l’ampliamento della carreggiata alla realizzazione di barriere antirumore con pannelli fotovoltaici, migliorando la sicurezza stradale e la qualità acustica e producendo energia rinnovabile. L’intervento, individuato dalla Regione Toscana tra le opere prioritarie per l’adeguamento e la messa in sicurezza della strada, introduce una soluzione che combina due obiettivi: contenere il rumore prodotto dal traffico e trasformare le barriere in superfici capaci di generare energia elettrica pulita.
𝐌𝐞𝐧𝐨 𝐫𝐮𝐦𝐨𝐫𝐞, 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐢:
Le nuove barriere fonoassorbenti contribuiranno al risanamento acustico dell’area, mentre i pannelli fotovoltaici produrranno elettricità destinata agli impianti al servizio della Fi-Pi-Li. L’energia potrà alimentare l’illuminazione della strada e delle vie adiacenti, le videocamere di sorveglianza ed eventualmente sistemi di pesatura dinamica dei veicoli.
L’autoproduzione consentirà di ridurre il prelievo di elettricità dalla rete e le emissioni di CO₂ associate ai consumi. Potrà inoltre contribuire a contenere nel tempo i costi energetici sostenuti per la gestione dell’infrastruttura.
Si tratta di un modello che valorizza le superfici già necessarie alla protezione acustica, integrando in un’unica opera tutela dei residenti, produzione da fonte rinnovabile ed efficienza energetica. Una soluzione che potrà fare da riferimento anche per futuri interventi sulla Fi-Pi-Li, nell’ottica di una gestione più sostenibile della strada.
Dopo la predisposizione del progetto esecutivo, l’avvio della gara per l’affidamento dei lavori è previsto nel secondo semestre del 2027.
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Per anni il dibattito sulla transizione ecologica si è impantanato su autonomia e colonnine. Oggi la prospettiva è ribaltata. L’EV Transition Check 2026 dell’ICCT fotografa una realtà inequivocabile: la convenienza economica è diventata l`argomento impossibile da ignorare. Nel 2025 viaggiare a batteria è costato in media il 33% in meno rispetto alla benzina. Poi è arrivato il 2026, con uno shock dei carburanti che ha scaricato sui motori termici rincari tra il 12% e il 36%, mentre l`elettricità restava più stabile. Chi è passato all`elettrico ha smesso di guardare i tabelloni dei benzinai con ansia. Anche il tabù del prezzo d`acquisto sta crollando. In Germania la parità economica nei tre segmenti più venduti è realtà già dallo scorso anno, sostenuta da un`offerta di modelli quadruplicata rispetto al 2020. Ma il dato più interessante guarda al futuro: tra il 2020 e il 2025 il costo delle batterie è crollato del 35%, a fronte di un calo dei listini auto del 18%. Significa che i costruttori hanno ancora ampi margini per tagliare i prezzi e spingere la diffusione di massa. La stessa dinamica sta entrando nel settore del trasporto pesante. Se per i lunghi viaggi la parità globale è attesa entro il 2030, sulle autostrade tedesche il sorpasso è già avvenuto: un camion elettrico oggi costa l’11% in meno di un diesel lungo il suo intero ciclo di vita. I consumatori lo hanno capito prima della politica e delle polemiche. Nella prima metà del 2026, le auto a batteria hanno conquistato il 22% delle immatricolazioni europee. Non siamo più davanti a una nicchia di ecologisti pionieri, ma a una scelta di massa guidata dalla razionalità finanziaria.
Per anni il dibattito sulla transizione ecologica si è impantanato su autonomia e colonnine. Oggi la prospettiva è ribaltata. L’EV Transition Check 2026 dell’ICCT fotografa una realtà inequivocabile: la convenienza economica è diventata l`argomento impossibile da ignorare. Nel 2025 viaggiare a batteria è costato in media il 33% in meno rispetto alla benzina. Poi è arrivato il 2026, con uno shock dei carburanti che ha scaricato sui motori termici rincari tra il 12% e il 36%, mentre l`elettricità restava più stabile. Chi è passato all`elettrico ha smesso di guardare i tabelloni dei benzinai con ansia. Anche il tabù del prezzo d`acquisto sta crollando. In Germania la parità economica nei tre segmenti più venduti è realtà già dallo scorso anno, sostenuta da un`offerta di modelli quadruplicata rispetto al 2020. Ma il dato più interessante guarda al futuro: tra il 2020 e il 2025 il costo delle batterie è crollato del 35%, a fronte di un calo dei listini auto del 18%. Significa che i costruttori hanno ancora ampi margini per tagliare i prezzi e spingere la diffusione di massa. La stessa dinamica sta entrando nel settore del trasporto pesante. Se per i lunghi viaggi la parità globale è attesa entro il 2030, sulle autostrade tedesche il sorpasso è già avvenuto: un camion elettrico oggi costa l’11% in meno di un diesel lungo il suo intero ciclo di vita. I consumatori lo hanno capito prima della politica e delle polemiche. Nella prima metà del 2026, le auto a batteria hanno conquistato il 22% delle immatricolazioni europee. Non siamo più davanti a una nicchia di ecologisti pionieri, ma a una scelta di massa guidata dalla razionalità finanziaria. ...
A settembre gli Stati Uniti hanno fatto un passo indietro sul clima: l’EPA ha cancellato gran parte dei limiti alle emissioni di gas serra delle centrali a carbone e a gas. Un provvedimento che accelera la progressiva demolizione delle regole sul clima: l`obiettivo non è solo favorire i combustibili fossili, ma ridurre la capacità dello Stato di imporre alle aziende il costo ambientale delle proprie attività. Peccato che anche la CO₂ non scompaia quando viene cancellata una norma. Continua ad accumularsi nell’atmosfera, accelerando il riscaldamento globale. Revocare un limite non elimina il danno, ma fa cadere l`unico argine destinato a contenerlo. Sostenere che le emissioni di un singolo impianto siano troppo ridotte per modificare il clima significa confondere la scala del problema con la responsabilità di chi lo alimenta. Nessuna struttura, da sola, determina il collasso del pianeta; eppure, la somma di migliaia di ciminiere, milioni di veicoli e infinite attività industriali genera esattamente questo risultato. Pur essendo una decisione americana, le sue conseguenze sono globali. Gli Stati Uniti, tra i maggiori responsabili storici e attuali dell`inquinamento atmosferico, hanno doveri che superano i propri confini. Quando Washington rinuncia a porre un freno all’inquinamento del proprio settore energetico, non si limita a modificare il mix elettrico nazionale: indebolisce la cooperazione internazionale sul clima. La gravità di questa svolta sta nella sua portata politica, prima ancora che burocratica. Non siamo di fronte a una semplice semplificazione normativa. È la scelta deliberata di lasciare che i colossi fossili continuino a inquinare scaricando sulla salute dei cittadini e sulla collettività i costi del disastro. Il profitto resta privato, il conto ambientale diventa pubblico.
A settembre gli Stati Uniti hanno fatto un passo indietro sul clima: l’EPA ha cancellato gran parte dei limiti alle emissioni di gas serra delle centrali a carbone e a gas. Un provvedimento che accelera la progressiva demolizione delle regole sul clima: l`obiettivo non è solo favorire i combustibili fossili, ma ridurre la capacità dello Stato di imporre alle aziende il costo ambientale delle proprie attività. Peccato che anche la CO₂ non scompaia quando viene cancellata una norma. Continua ad accumularsi nell’atmosfera, accelerando il riscaldamento globale. Revocare un limite non elimina il danno, ma fa cadere l`unico argine destinato a contenerlo. Sostenere che le emissioni di un singolo impianto siano troppo ridotte per modificare il clima significa confondere la scala del problema con la responsabilità di chi lo alimenta. Nessuna struttura, da sola, determina il collasso del pianeta; eppure, la somma di migliaia di ciminiere, milioni di veicoli e infinite attività industriali genera esattamente questo risultato. Pur essendo una decisione americana, le sue conseguenze sono globali. Gli Stati Uniti, tra i maggiori responsabili storici e attuali dell`inquinamento atmosferico, hanno doveri che superano i propri confini. Quando Washington rinuncia a porre un freno all’inquinamento del proprio settore energetico, non si limita a modificare il mix elettrico nazionale: indebolisce la cooperazione internazionale sul clima. La gravità di questa svolta sta nella sua portata politica, prima ancora che burocratica. Non siamo di fronte a una semplice semplificazione normativa. È la scelta deliberata di lasciare che i colossi fossili continuino a inquinare scaricando sulla salute dei cittadini e sulla collettività i costi del disastro. Il profitto resta privato, il conto ambientale diventa pubblico. ...
Giani: La #Toscana si conferma tra le regioni più virtuose d’Italia sulle #rinnovabili. Già autorizzati e in realizzazione 800 MW di nuovi impianti. In iter autorizzativo altri 3 GW tra #fotovoltaico e #agrivoltaico e 1,5 GW di #eolico.

Energie rinnovabili, Giani: “Toscana tra le regioni più virtuose in Italia” - Toscana Notizie
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Giornata mondiale della #Bicicletta, uno dei mezzi di trasporto più semplici, geniali e, probabilmente, più sottovalutati della storia

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Oggi è la Giornata mondiale della Bicicletta, uno dei mezzi di trasporto più semplici, geniali e, probabilmente, p...
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Via libera dalla @regionetoscana all'impianto #agrivoltaico Ribolla, tra i Comuni di Roccastrada e Grosseto. L’intervento prevede la realizzazione di un impianto con una potenza nominale di circa 20 megawatt.

Via libera della Regione all’impianto Ribolla, Giani: “Agrivoltaico sfida fondamentale” - Toscana...
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What makes a city truly inclusive?
An inclusive city is one where everyone — regardless of income, gender, age, disability, ethnicity, or migration status — has equal access to opportunities, services, and decision-making.
Il boom del #fotovoltaico in Europa è sottostimato di 135 TWh. Entro il 2025 l’UE raggiungerà circa 406 GW e 410 TWh di produzione (SolarPower Europe), ma i dati ufficiali si fermano a 275 TWh: un gap di oltre il 33%.

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Il boom del fotovoltaico europeo è di 135 TWh più grande di quanto raccontano. Secondo le stime di SolarPower ...
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A differenza del #fotovoltaico le centrali #solari a torre sfruttano il calore. Il vantaggio è l’accumulo energetico: il calore può essere immagazzinato di giorno e continuare a produrre #elettricità per ore anche in assenza di Sole

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Le centrali solari termiche a torre sono in grado di immagazzinare calore e continuare a generare elettricità anche...
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Le attività minerarie del passato hanno prodotto circa 150 milioni di metri cubi di #rifiuti estrattivi che potrebbero trasformarsi in un’opportunità per sviluppare nuove filiere industriali.

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Le attività minerarie del passato hanno prodotto circa 150 milioni di metri cubi di rifiuti estrattivi. Molti di ...
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Tornare a far vivere l’#Arno, cercando di sviluppare progetti rivolti anzitutto a renderne pienamente fruibili le sponde. Ed in futuro, seguendo il dibattito che interessa altri corsi d’acqua in Europa, anche #balneabile.

‘Patto per l’Arno’, Giani: “Tornare a rendere il fiume pienamente fruibile” - Toscana Notizie
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Energia e infrastrutture: una spina dorsale forte per un'Europa sostenibile.

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Siamo abituati a pensare alla transizione energetica come a una questione di produzione: solare, eolico, geotermia, ma...
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