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La Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sostiene iniziative innovative per la sostenibilità e la tutela ambientale.

È attivo il terzo avviso per la presentazione dei progetti: scopri come partecipare e diventare protagonista del cambiamento.

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TOSCANA 2030

Scopri i 17 obiettivi per trasformare il mondo: dalla tutela ambientale alla sostenibilità sociale ed economica.
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In questi giorni Eni ha comunicato di aver scoperto 2 nuovi pozzi a gas e condensati in Libia. Nel comunicato stampa, però, non veniva indicato quando il gas sarebbe effettivamente disponibile. La società ha sottolineato che “La prossimità alle strutture esistenti del campo di Bahr Essalam consentirà un rapido sviluppo grazie al collegamento alle strutture esistenti”.
Abbiamo quindi fornito i dettagli della scoperta all’Intelligenza Artificiale e chiesto di stimare un possibile calendario per l’avvio della produzione. Il risultato è stato il seguente:
 𝟏. 𝐒𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚: i pozzi B2 16/4 e C1-16/4 nei giacimenti Bahr Essalam South 2 e 3 hanno confermato la presenza di gas e condensati, con test di produzione positivo e volumi stimati oltre 28 miliardi di m³.
 𝟐. 𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: saranno condotti studi aggiuntivi per definire il progetto di sviluppo e collegare i nuovi giacimenti alle infrastrutture esistenti, fase che richiederà circa 6–12 mesi.
 𝟑. 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞: collegamenti sottomarini, eventuali estensioni della piattaforma e sistemi di trattamento/compressione saranno realizzati in 18–24 mesi, grazie alla vicinanza al campo già operativo.
 𝟒. 𝐀𝐯𝐯𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐭𝐞𝐬𝐭 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞: completate le opere, si effettueranno test di messa in servizio e avvio graduale della produzione, per 3–6 mesi.
 𝟓. 𝐃𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨: il gas potrebbe quindi 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟖–𝟐𝟎𝟐𝟗, destinato sia al mercato domestico libico sia all’esportazione verso l’Italia.
Non sarà quindi in nessun modo utile per affrontare l’attuale crisi, e sinceramente speriamo che, nel 2029, l’Italia abbia finalmente intrapreso convintamente un percorso che miri a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐠𝐚𝐬 invece che a incrementarla.

#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #gas #fontifossili #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030

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Oramai è chiaro a tutti che il dibattito sull’auto elettrica in Italia si sta liberando da una paura immotivata ma ricorrente: quella di non avere abbastanza autonomia. La tecnologia in pochissimi anni ha fatto passi enormi. Oggi anche i modelli più piccoli superano spesso i 𝟑𝟎𝟎–𝟑𝟓𝟎 𝐤𝐦 𝐝𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 reale, le elettriche di segmento medio arrivano normalmente a 𝟒𝟓𝟎–𝟓𝟎𝟎 𝐤𝐦, mentre i modelli più efficienti o di fascia alta possono superare i 𝟔𝟎𝟎 𝐤𝐦 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢 con una singola ricarica. 
Ma il punto forse non è solo quanto può fare un’auto elettrica. È 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨?
Il 22° Rapporto sulla mobilità degli italiani di ISFORT fotografa una realtà molto chiara: la mobilità quotidiana nel nostro Paese è sempre più di prossimità, urbana e breve.
𝐈 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐥𝐨𝐪𝐮𝐞𝐧𝐭𝐢:
l’81,3% degli spostamenti non supera i 10 km
il 73,2% avviene nella scala urbana (tra 2 e 10 km)
l’8,1% resta entro i 2 km
la distanza media di uno spostamento urbano è circa 5,5 km
Se mettiamo questi numeri accanto alle autonomie attuali delle auto elettriche, emerge un paradosso evidente: anche 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐩𝐫𝐞 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐨 medio senza bisogno di ricaricare.
C’è poi un altro elemento spesso sottovalutato. Secondo lo stesso rapporto ISFORT, le auto in Italia restano ferme per oltre il 95% della giornata. Questo significa che il tempo disponibile per ricaricare, a casa, al lavoro o durante una sosta, è enorme.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una mobilità fatta di:
tragitti brevi
spostamenti urbani
percorsi quotidiani ripetitivi
lunghe soste tra un utilizzo e l’altro
distanze medie di 5–6 km
In altre parole, esattamente 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚.

#rapportomobilità #autonomiaelettrica #mobilitàsostenibile #autoelettrica #batteria #batterie #ricarica #ambiente #sceltegreen #mobilitàintelligente #toscanasostenibile #agenda2030 #autoelettriche #motoretermico #motoreacombustione

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L’Unione Europea ha creato un meccanismo limpido e ambizioso: il Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS), pensato per trasformare i soldi delle emissioni in investimenti reali per il clima. Ogni impresa che inquina deve ‘𝐩𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐫𝐥𝐨’, 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚. Semplice, lineare, efficace.
Eppure,𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, questo meccanismo snello e funzionale 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐢: dei circa 15,6 miliardi di euro ricavati dalle aste ETS, si stima che 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝟗 % 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐨 per la lotta ai cambiamenti climatici. Un dato sotto il minimo obbligatorio del 50 %, previsto fino al 2023, e ovviamente ancora più basso rispetto al nuovo obbligo del 100 %. 
Ma allora 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐝𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢,  a cui i Paesi che applicano l’ETS correttamente si oppongono vedendone i benefici, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞? E, soprattutto, usare subito questi miliardi per una vera transizione energetica? Denaro che potrebbe rendere le bollette più sostenibili finanziando rinnovabili, reti intelligenti e sistemi di accumulo.
𝐀𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐄𝐓𝐒 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 significa fare esattamente ciò per cui sono stati creati: energia pulita, infrastrutture verdi e bollette più leggere per tutti, senza cercare giustificazioni o scorciatoie.
#ETS #TransizioneEnergetica #caroenergia #gas #petrolio #rinnovabili #energiarinnovabile #cambiamentoclimatico #svilupposostenibile #agenda2030 #toscanasostenibile  #decarbonizzazione #CO2 #gasserra

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Solare ed eolico sono raccontati da qualcuno come fonti energetiche imprevedibili e difficili da integrare nella rete elettrica. In realtà, grazie a progressi tecnologici e metodologici dell’ultimo decennio, queste fonti intermittenti stanno diventando sempre più 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Tre elementi principali ne rendono possibile la gestione avanzata: intelligenza artificiale, previsioni meteorologiche oramai affidabilissime sulle 48 ore e sistemi di accumulo energetico.
Le moderne tecniche di 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨𝐫𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 permettono oggi di stimare con precisione la radiazione solare e la velocità del vento fino a 48 ore in anticipo. Ciò consente agli operatori di rete di pianificare la produzione rinnovabile quasi come se fosse stabile, riducendo la necessità di ricorrere a centrali fossili di riserva. Ma le fluttuazioni rimangono inevitabili: è qui che l’𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 gioca un ruolo chiave. Nei momenti di surplus, le batterie si caricano; nei momenti di deficit, forniscono energia, riducendo drasticamente la necessità di centrali convenzionali.
L’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 rende la programmazione delle fonti intermittenti ancora più raffinata. Algoritmi predittivi analizzano dati storici, misure locali e immagini satellitari, ottimizzando le previsioni e migliorando la precisione della programmazione. Inoltre, l’IA coordina in tempo reale batterie, solare, eolico, idroelettrico e domanda flessibile, trasformando la gestione 𝐝𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, massimizzando l’efficienza e la sostenibilità.
In sintesi, solare ed eolico non sono più semplici fonti variabili, ma diventano componenti programmabili e strategiche della rete elettrica. Grazie all’integrazione di previsioni meteorologiche, accumulo e IA, la loro gestione diventerà sempre più precisa e affidabile, per un servizio energetico stabile ed efficiente.

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Nel 2024 in Italia il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nel 63% delle ore. Un dato che fotografa quanto il nostro sistema energetico resti ancora fortemente legato a una materia prima importata e soggetta a forti oscillazioni di prezzo. Per cambiare questo rapporto la strada è una sola: 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 nel mix energetico.
L’aumento FER contribuisce infatti a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚. Solare ed eolico immettono nel mercato elettricità con costi marginali molto bassi, spostando verso il basso il prezzo di equilibrio. Questo meccanismo riduce l’esposizione alla 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬.
Indipendenza energetica e riduzione dei costi passano necessariamente da un’accelerazione sulle rinnovabili. I numeri mostrano che questa direzione produce risultati concreti. In 20 anni 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐞' 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟒𝟎%, mentre quella da fonti rinnovabili è triplicata.
Parallelamente a livello globale: tra il 2010 e il 2024 il costo medio del solare è diminuito del 90% e quello dell’eolico del 70%. In queste condizioni rallentare la transizione non avrebbe alcuna logica economica, prima che climatica.
L’Europa, del resto, sta già andando in questa direzione: nel 2025 nel continente per la prima volta solare ed eolico hanno superato le fonti fossili nella generazione elettrica, con una quota del 30% contro il 29%.Nello stesso anno 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞' 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝟔𝟏 𝐓𝐖𝐡 (+19,8%), un incremento pari alla produzione annua di 3 centrali nucleari francesi, portando così le fonti rinnovabili a coprire quasi la metà del fabbisogno elettrico europeo. Un aumento di questa entità con il nucleare avrebbe richiesto investimenti molto più alti e tempi non quantificabili, come dimostrano gli ultimi impianti in Europa.

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La crisi petrolifera del 1973: la riduzione di circa il 7% del petrolio mondiale causò, in termini energetici complessivi, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟑% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞. Abbastanza per destabilizzare l’intero sistema economico. 
La chiusura dello Stretto di Hormuz: da lì passa circa il 17% del petrolio mondiale (circa il 13% anche con deviazioni) e circa il 20% del GNL globale. Nel complesso lo shock toglierebbe circa 𝐢𝐥 𝟓–𝟔% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞, quasi il doppio del 1973.
Un’obiezione comune è che gran parte del petrolio di Hormuz vada in Asia. Ma nel 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 conta il prezzo, non la destinazione: se l’offerta cala, i flussi si riorganizzano, ma i prezzi salgono ovunque, con Europa, Asia e Americhe a competere per gli stessi barili.
Inoltre è vero che la 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 è cambiata ma non abbastanza: il petrolio resta dominante nei trasporti (92–95% dei consumi). Il gas è invece cruciale per elettricità, riscaldamento e industria. Uno shock su entrambi colpirebbe mobilità, energia, agricoltura e industria.
La differenza forse più importante rispetto agli anni Settanta è che 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞' 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨: i prezzi dell’energia influenzano subito inflazione, tassi e mercati, propagando lo shock molto più rapidamente.
Per questo la domanda “è la crisi energetica più grave di sempre?” non ha una risposta semplice. La gravità della crisi dipende dalla durata: settimane sarebbero gestibili con scorte e riallocazioni, mesi potrebbero rendere lo shock senza precedenti, per la quantità di offerta persa e il ruolo he oggi ha il gas. 𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢: nel 1973 il 3% dell’energia persa cambiò l’economia; oggi un calo del 5–6% potrebbe avere effetti ancora più profondi

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Nel 2023 il governo aveva annunciato che il Deposito Nazionale delle scorie sarebbe entrato in esercizio nel 2030, con possibile slittamento al 2031. Ora, durante le audizioni alla Camera sul nucleare, emerge che la nuova previsione spinge l’apertura al 2041.
Il costo del solo decommissioning (smantellamento delle centrali dismesse, bonifica dei siti e gestione dei rifiuti radioattivi) raggiunge 11 miliardi di euro, 2,8 miliardi in più rispetto alle stime precedenti, con 10 anni di ritardo sul programma complessivo.
Nonostante proclami e annunci, la realizzazione resta lontana, anche per un percorso decisionale complesso e poco condiviso. Il rinvio pesa economicamente: circa il 40% dei rifiuti da stoccare proviene da attività industriali, di ricerca e sanitarie, non solo dagli impianti dismessi.
Resta aperto il problema del rientro dei rifiuti vetrificati derivanti dal combustibile irraggiato, oggi ancora all’estero. Il decommissioning procede a passo di lumaca: dopo oltre 20 anni, l’avanzamento complessivo è solo del 32%.
È naturale chiedersi: nuove centrali mentre non siamo ancora in grado di risolvere problemi ereditati dal passato? Un Paese serio deve prima chiudere i conti con il proprio passato, completando il Deposito nazionale e il decommissioning in modo trasparente ed efficiente.
#scorieradioattive #scorie #radioattività #depositonazionale #decommissioning #nucleare #energianucleare #SMR #costinucleare #sicurezzanucleare #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #toscanasostenibile #agenda2030

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“Se con il decreto è stato prolungato ciò che riguarda l'autorizzazione del rigassificatore di Piombino, questa volta io quelle dieci opere di compensazione per il territorio le voglio, altrimenti non firmo”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, parlando con i giornalisti a Firenze sulla proroga della permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino.
Giani ha fatto riferimento all'articolo 9 del decreto legge 32 che al comma quinto disciplina il prolungamento del rigassificatore a Piombino, ricordando che quel testo ha una formulazione precisa: “Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell'agosto del 2022, il posizionamento. In quell'atto c'è scritto, con molta chiarezza, che accanto all'autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi”.
“Anche se l'avevo concordato con il presidente Draghi - ha concluso Giani - il presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo”.

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L’Europa dipende fortemente dal petrolio estero: circa 𝐢𝐥 𝟗𝟕% 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐞' 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨, e di questo il 𝟔𝟓% 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢. Questa dipendenza rende il continente vulnerabile a fluttuazioni dei prezzi e tensioni geopolitiche.
𝐋’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨. Il nostro Paese importa oltre il 94% del petrolio e oltre il 90% dell’energia utilizzata nei trasporti proviene da prodotti petroliferi come benzina, diesel e cherosene. Automobili, camion, aerei e navi dipendono quindi quasi interamente dal petrolio importato, con impatti diretti su economia e costi per famiglie e imprese.
La transizione verso 𝐯𝐞𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐞 per ridurre questa dipendenza:
 1. Riduzione della dipendenza dal petrolio importato: ogni auto elettrica o autobus elettrico in meno sulle strade significa meno petrolio acquistato dall’estero.
 2. Sovranità energetica: l’elettricità può essere prodotta da fonti rinnovabili locali, diminuendo l’esposizione a shock internazionali.
 3. Sostenibilità ambientale: con l’aumento della produzione di energia pulita, i veicoli elettrici producono significativamente meno emissioni rispetto ai mezzi tradizionali.
 4. Innovazione e rilancio industriale: la produzione di veicoli elettrici e batterie stimola l’economia e crea posti di lavoro ad alta tecnologia.
Accelerare la mobilità elettrica non è solo una scelta ambientale, ma una 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚. Ridurre il consumo di petrolio significa 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐮𝐥𝐧𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 e dell’Europa, liberare risorse e costruire un sistema energetico più resiliente e sostenibile per il futuro.

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L'idrogeno è una fonte di energia ampiamente disponibile (è l’elemento chimico più abbondante in natura) ed il suo  utilizzo non comporta l’emissione di anidride carbonica; per contro la sua produzione, stoccaggio, trasporto ed utilizzo in una cella a combustibile, presentano ancora importanti difficoltà. Particolarmente critici sono lo stoccaggio ed il trasporto: un serbatoio di idrogeno compresso ha una bassa densità di idrogeno ma un rischio di esplosione elevato; inoltre liquefare l’idrogeno richiede temperature estremamente basse e quindi un’elevato consumo di energia per il raffreddamento. 
Per questo la ricerca si è orientata verso la messa a punto di vettori che prevedano lo stoccaggio dell’idrogeno in altri materiali allo stato liquido o solido. I vettori liquidi ad elevate densità di idrogeno presentano problemi come corrosività, tossicità e richiedono molta energia per la riemissione mediante riscaldamento. I vettori allo stato solido sono interessanti per la loro sicurezza e non tossicità ma, ad esempio le leghe metalliche, sono pesanti e le loro capacità d’immagazzinare idrogeno sono limitate. Per alcuni materiali allo stato solido è stato risolto il problema del rilascio dell’idrogeno a temperatura ambiente ma resta il problema della modesta capacità di stoccare idrogeno.
Un nuovo studio per l’accumulo a stato solido viene dal Giappone. Un gruppo di ricercatori si è concentrato nello studio del layered hydrogen silicane (L-HSi). Si tratta di un materiale solido, non tossico, leggero con una capacità di stoccaggio relativamente elevata e possibilità di rilascio in condizioni ambientali. L’L-Hsi è uno dei materiali solidi per l’accumulo d’idrogeno più interessanti tra quelli esaminati fino ad oggi.

#idrogeno #stoccaggioidrogeno #accumulo #transizioneenergetica #ricerca #scienza #toscanasostenibile #agenda2030

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Lo stabilimento di Semia Green è operativo da alcuni mesi ed è autorizzato al recupero di 𝟗.𝟎𝟎𝟎 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐢, pari a circa 200.000 moduli che altrimenti finirebbero in discarica. Grazie a un investimento di 4,5 milioni di euro e all’impiego di tecnologie avanzate, l’impianto consente di recuperare materiali preziosi come 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐦𝐢𝐧𝐢𝐨, 𝐯𝐞𝐭𝐫𝐨, 𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐞 𝐫𝐚𝐦𝐞, destinati alle filiere del riciclo per la produzione di nuovi beni.
Il riciclo del fotovoltaico è un settore destinato a crescere nei prossimi anni. In Italia, infatti, si stima che 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎𝟓𝟎 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟐,𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐚. Per questo molti osservatori indicano questo comparto come uno dei più promettenti, sia per i volumi di materiale da trattare sia per il suo impatto industriale.
L’impianto si inserisce in questo scenario con la capacità di recuperare fino al 95% delle componenti dei moduli solari. Dopo la realizzazione nel 2025 della prima sezione di lavorazione, nel 2026 entrerà in funzione anche la seconda linea.
Questo progetto non solo 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐦𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 qualificata sul territorio, con nuovi posti di lavoro diretti e indiretti che rafforzano l’economia locale
Con questa iniziativa la Toscana compie un passo avanti importante: non solo promuove l’energia pulita, ma si attrezza anche per gestirne in modo virtuoso l’intero ciclo di vita, 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞.
#economiacircolare #smaltimentorifiuti #pannellosolare #pannellovotovoltaico #solare #fotovoltaico #smaltimento #riciclo #materiaprimaseconda #silicio #rame #rinnovabili #energiarinnovabile #svilupposostenibile #agenda2030 #toscanasostenibile

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TOSCANA 2030

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Dal 16 AL 24 marzo si svolge a Lucca la Settimana del Cervello, organizzato dalla Scuola Alti studi IMT, evento internazionale promosso dalla Dana Foundation che si svolge ogni anno in contemporanea in tutto il mondo, con dieci appuntamenti e più di 20 ospiti compresi nel programma dedicato alla ...divulgazione scientifica e all’approfondimento delle neuroscienze. Questa undicesima edizione si sviluppa a Lucca in varie sedi cittadine e gli eventi sono disegnati per il grande pubblico dei non addetti ai lavori di ogni età, compresi i bambini, che hanno la possibilità di toccare con mano l’affascinante mondo dello studio del cervello.
Tante tematiche trattate, tra le quali l’intelligenza artificiale, la salute mentale in gravidanza, laboratori per i più piccoli, preservare l’intelligenza nel corso della vita ed altre ancora, anche con proiezione di film.
#AI #IntelligenzaArtificiale #Cervello #studio #ricerca #scienza #toscanasostenibile #agenda2030

Eni ha scoperto 2 nuovi pozzi a gas e condensati in Libia. Ma il #gas potrebbe inziare a essere disponibile solo tra 2-3 anni.
#transizionenergetica #fontifossili #rinnovabili #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile

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Toscana Sostenibile

In questi giorni Eni ha comunicato di aver scoperto 2 nuovi pozzi a gas e condensati in Libia. Nel comunicato stampa, però, non veniva indicato...

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In questi giorni Eni ha comunicato di aver scoperto 2 nuovi pozzi a gas e condensati in Libia. Nel comunicato stampa, però, non veniva indicato quando il gas sarebbe effettivamente disponibile. La società ha sottolineato che “La prossimità alle strutture esistenti del campo di Bahr Essalam ...consentirà un rapido sviluppo grazie al collegamento alle strutture esistenti”.
Abbiamo quindi fornito i dettagli della scoperta all’Intelligenza Artificiale e chiesto di stimare un possibile calendario per l’avvio della produzione. Il risultato è stato il seguente:
𝟏. 𝐒𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚: i pozzi B2 16/4 e C1-16/4 nei giacimenti Bahr Essalam South 2 e 3 hanno confermato la presenza di gas e condensati, con test di produzione positivo e volumi stimati oltre 28 miliardi di m³.
𝟐. 𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: saranno condotti studi aggiuntivi per definire il progetto di sviluppo e collegare i nuovi giacimenti alle infrastrutture esistenti, fase che richiederà circa 6–12 mesi.
𝟑. 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞: collegamenti sottomarini, eventuali estensioni della piattaforma e sistemi di trattamento/compressione saranno realizzati in 18–24 mesi, grazie alla vicinanza al campo già operativo.
𝟒. 𝐀𝐯𝐯𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐭𝐞𝐬𝐭 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞: completate le opere, si effettueranno test di messa in servizio e avvio graduale della produzione, per 3–6 mesi.
𝟓. 𝐃𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨: il gas potrebbe quindi 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟖–𝟐𝟎𝟐𝟗, destinato sia al mercato domestico libico sia all’esportazione verso l’Italia.
Non sarà quindi in nessun modo utile per affrontare l’attuale crisi, e sinceramente speriamo che, nel 2029, l’Italia abbia finalmente intrapreso convintamente un percorso che miri a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐠𝐚𝐬 invece che a incrementarla.

#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #gas #fontifossili #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030

Together with @natixis & @SunPrimeEnergy, we signed a €507m programme to deploy 290 MWp of solar & 350 MW of battery storage across Italy.

The project will generate clean power for 160k households, strengthening grid flexibility & cutting CO₂ ...emissions➡️https://t.co/I0wC6Ow60k

L’innovazione sostenibile non nasce solo nelle aziende.
Nasce nelle università, grazie a giovani menti che mettono creatività e ricerca al servizio di un mondo più green 🌱

All’Università di Firenze, il programma Impresa Campus ha premiato tre progetti che trasformano idee ...in soluzioni concrete per la società e l’ambiente.

Dall’efficienza energetica dell’IA alla tutela delle acque, fino all’educazione analogica dei più piccoli: ecco come il mondo accademico diventa motore di innovazione.

➡Scorri le slide e scopri le tre idee vincitrici!

#ToscanaSostenibile #InnovazioneSostenibile #Ricerca #Università #Agenda2030 #SviluppoSostenibile

Oramai è chiaro a tutti che il dibattito sull’auto elettrica in Italia si sta liberando da una paura immotivata ma ricorrente: quella di non avere abbastanza autonomia. La tecnologia in pochissimi anni ha fatto passi enormi. Oggi anche i modelli più piccoli superano spesso i ...𝟑𝟎𝟎–𝟑𝟓𝟎 𝐤𝐦 𝐝𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 reale, le elettriche di segmento medio arrivano normalmente a 𝟒𝟓𝟎–𝟓𝟎𝟎 𝐤𝐦, mentre i modelli più efficienti o di fascia alta possono superare i 𝟔𝟎𝟎 𝐤𝐦 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢 con una singola ricarica.
Ma il punto forse non è solo quanto può fare un’auto elettrica. È 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨?
Il 22° Rapporto sulla mobilità degli italiani di ISFORT fotografa una realtà molto chiara: la mobilità quotidiana nel nostro Paese è sempre più di prossimità, urbana e breve.
𝐈 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐥𝐨𝐪𝐮𝐞𝐧𝐭𝐢:
l’81,3% degli spostamenti non supera i 10 km
il 73,2% avviene nella scala urbana (tra 2 e 10 km)
l’8,1% resta entro i 2 km
la distanza media di uno spostamento urbano è circa 5,5 km
Se mettiamo questi numeri accanto alle autonomie attuali delle auto elettriche, emerge un paradosso evidente: anche 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐩𝐫𝐞 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐨 medio senza bisogno di ricaricare.
C’è poi un altro elemento spesso sottovalutato. Secondo lo stesso rapporto ISFORT, le auto in Italia restano ferme per oltre il 95% della giornata. Questo significa che il tempo disponibile per ricaricare, a casa, al lavoro o durante una sosta, è enorme.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una mobilità fatta di:
tragitti brevi
spostamenti urbani
percorsi quotidiani ripetitivi
lunghe soste tra un utilizzo e l’altro
distanze medie di 5–6 km
In altre parole, esattamente 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚.

#rapportomobilità #autonomiaelettrica #mobilitàsostenibile #autoelettrica #batteria #batterie #ricarica #ambiente #sceltegreen #mobilitàintelligente #toscanasostenibile #agenda2030 #autoelettriche #motoretermico #motoreacombustione

#Clima in #Toscana: Il LaMMA presenta il rapporto annuale.
https://www.toscana-notizie.it/-/clima-in-toscana-il-2025-tra-gli-anni-pi%c3%b9-caldi-dal-1955.-il-lamma-presenta-il-rapporto-annuale

L’Unione Europea ha creato un meccanismo limpido e ambizioso: il Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS), pensato per trasformare i soldi delle emissioni in investimenti reali per il clima. Ogni impresa che inquina deve ‘𝐩𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 ...𝐟𝐚𝐫𝐥𝐨’, 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚. Semplice, lineare, efficace.
Eppure,𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, questo meccanismo snello e funzionale 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐢: dei circa 15,6 miliardi di euro ricavati dalle aste ETS, si stima che 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝟗 % 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐨 per la lotta ai cambiamenti climatici. Un dato sotto il minimo obbligatorio del 50 %, previsto fino al 2023, e ovviamente ancora più basso rispetto al nuovo obbligo del 100 %.
Ma allora 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐝𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, a cui i Paesi che applicano l’ETS correttamente si oppongono vedendone i benefici, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞? E, soprattutto, usare subito questi miliardi per una vera transizione energetica? Denaro che potrebbe rendere le bollette più sostenibili finanziando rinnovabili, reti intelligenti e sistemi di accumulo.
𝐀𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐄𝐓𝐒 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 significa fare esattamente ciò per cui sono stati creati: energia pulita, infrastrutture verdi e bollette più leggere per tutti, senza cercare giustificazioni o scorciatoie.
#ETS #TransizioneEnergetica #caroenergia #gas #petrolio #rinnovabili #energiarinnovabile #cambiamentoclimatico #svilupposostenibile #agenda2030 #toscanasostenibile #decarbonizzazione #CO2 #gasserra

#Volta, la sua invenzione più celebre, la #pila elettrica, fu l’inizio di una trasformazione destinata a cambiare il mondo. Il primo tentativo di rispondere a una domanda che è ancora di incredibile attualità: come immagazzinare e rendere disponibile l’#energia #elettrica?

@pandorarivista
@pandorarivista5 days ago

“Volta: l’energia della scienza” è un videopodcast in quattro episodi realizzato con la Fondazione Alessandro Volta.

In questo primo episodio, dedicato al contributo scientifico di Volta, @Raff_Danna dialoga con Paolo Mazzarello e Lucio Fregonese:
https://youtu.be/Adxx3BHz3lk?is=UyZzBu-M_XyTKWyi

In questi giorni Eni ha comunicato di aver scoperto 2 nuovi pozzi a gas e condensati in Libia. Nel comunicato stampa, però, non veniva indicato quando il gas sarebbe effettivamente disponibile. La società ha sottolineato che “La prossimità alle strutture esistenti del campo di Bahr Essalam consentirà un rapido sviluppo grazie al collegamento alle strutture esistenti”.
Abbiamo quindi fornito i dettagli della scoperta all’Intelligenza Artificiale e chiesto di stimare un possibile calendario per l’avvio della produzione. Il risultato è stato il seguente:
 𝟏. 𝐒𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚: i pozzi B2 16/4 e C1-16/4 nei giacimenti Bahr Essalam South 2 e 3 hanno confermato la presenza di gas e condensati, con test di produzione positivo e volumi stimati oltre 28 miliardi di m³.
 𝟐. 𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: saranno condotti studi aggiuntivi per definire il progetto di sviluppo e collegare i nuovi giacimenti alle infrastrutture esistenti, fase che richiederà circa 6–12 mesi.
 𝟑. 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞: collegamenti sottomarini, eventuali estensioni della piattaforma e sistemi di trattamento/compressione saranno realizzati in 18–24 mesi, grazie alla vicinanza al campo già operativo.
 𝟒. 𝐀𝐯𝐯𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐭𝐞𝐬𝐭 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞: completate le opere, si effettueranno test di messa in servizio e avvio graduale della produzione, per 3–6 mesi.
 𝟓. 𝐃𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨: il gas potrebbe quindi 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟖–𝟐𝟎𝟐𝟗, destinato sia al mercato domestico libico sia all’esportazione verso l’Italia.
Non sarà quindi in nessun modo utile per affrontare l’attuale crisi, e sinceramente speriamo che, nel 2029, l’Italia abbia finalmente intrapreso convintamente un percorso che miri a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐠𝐚𝐬 invece che a incrementarla.

#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #gas #fontifossili #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030

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Oramai è chiaro a tutti che il dibattito sull’auto elettrica in Italia si sta liberando da una paura immotivata ma ricorrente: quella di non avere abbastanza autonomia. La tecnologia in pochissimi anni ha fatto passi enormi. Oggi anche i modelli più piccoli superano spesso i 𝟑𝟎𝟎–𝟑𝟓𝟎 𝐤𝐦 𝐝𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 reale, le elettriche di segmento medio arrivano normalmente a 𝟒𝟓𝟎–𝟓𝟎𝟎 𝐤𝐦, mentre i modelli più efficienti o di fascia alta possono superare i 𝟔𝟎𝟎 𝐤𝐦 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢 con una singola ricarica. 
Ma il punto forse non è solo quanto può fare un’auto elettrica. È 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨?
Il 22° Rapporto sulla mobilità degli italiani di ISFORT fotografa una realtà molto chiara: la mobilità quotidiana nel nostro Paese è sempre più di prossimità, urbana e breve.
𝐈 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐥𝐨𝐪𝐮𝐞𝐧𝐭𝐢:
l’81,3% degli spostamenti non supera i 10 km
il 73,2% avviene nella scala urbana (tra 2 e 10 km)
l’8,1% resta entro i 2 km
la distanza media di uno spostamento urbano è circa 5,5 km
Se mettiamo questi numeri accanto alle autonomie attuali delle auto elettriche, emerge un paradosso evidente: anche 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐩𝐫𝐞 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐨 medio senza bisogno di ricaricare.
C’è poi un altro elemento spesso sottovalutato. Secondo lo stesso rapporto ISFORT, le auto in Italia restano ferme per oltre il 95% della giornata. Questo significa che il tempo disponibile per ricaricare, a casa, al lavoro o durante una sosta, è enorme.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una mobilità fatta di:
tragitti brevi
spostamenti urbani
percorsi quotidiani ripetitivi
lunghe soste tra un utilizzo e l’altro
distanze medie di 5–6 km
In altre parole, esattamente 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚.

#rapportomobilità #autonomiaelettrica #mobilitàsostenibile #autoelettrica #batteria #batterie #ricarica #ambiente #sceltegreen #mobilitàintelligente #toscanasostenibile #agenda2030 #autoelettriche #motoretermico #motoreacombustione

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L’Unione Europea ha creato un meccanismo limpido e ambizioso: il Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS), pensato per trasformare i soldi delle emissioni in investimenti reali per il clima. Ogni impresa che inquina deve ‘𝐩𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐫𝐥𝐨’, 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚. Semplice, lineare, efficace.
Eppure,𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, questo meccanismo snello e funzionale 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐢: dei circa 15,6 miliardi di euro ricavati dalle aste ETS, si stima che 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝟗 % 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐨 per la lotta ai cambiamenti climatici. Un dato sotto il minimo obbligatorio del 50 %, previsto fino al 2023, e ovviamente ancora più basso rispetto al nuovo obbligo del 100 %. 
Ma allora 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐝𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢,  a cui i Paesi che applicano l’ETS correttamente si oppongono vedendone i benefici, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞? E, soprattutto, usare subito questi miliardi per una vera transizione energetica? Denaro che potrebbe rendere le bollette più sostenibili finanziando rinnovabili, reti intelligenti e sistemi di accumulo.
𝐀𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐄𝐓𝐒 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 significa fare esattamente ciò per cui sono stati creati: energia pulita, infrastrutture verdi e bollette più leggere per tutti, senza cercare giustificazioni o scorciatoie.
#ETS #TransizioneEnergetica #caroenergia #gas #petrolio #rinnovabili #energiarinnovabile #cambiamentoclimatico #svilupposostenibile #agenda2030 #toscanasostenibile  #decarbonizzazione #CO2 #gasserra

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Solare ed eolico sono raccontati da qualcuno come fonti energetiche imprevedibili e difficili da integrare nella rete elettrica. In realtà, grazie a progressi tecnologici e metodologici dell’ultimo decennio, queste fonti intermittenti stanno diventando sempre più 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Tre elementi principali ne rendono possibile la gestione avanzata: intelligenza artificiale, previsioni meteorologiche oramai affidabilissime sulle 48 ore e sistemi di accumulo energetico.
Le moderne tecniche di 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨𝐫𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 permettono oggi di stimare con precisione la radiazione solare e la velocità del vento fino a 48 ore in anticipo. Ciò consente agli operatori di rete di pianificare la produzione rinnovabile quasi come se fosse stabile, riducendo la necessità di ricorrere a centrali fossili di riserva. Ma le fluttuazioni rimangono inevitabili: è qui che l’𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 gioca un ruolo chiave. Nei momenti di surplus, le batterie si caricano; nei momenti di deficit, forniscono energia, riducendo drasticamente la necessità di centrali convenzionali.
L’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 rende la programmazione delle fonti intermittenti ancora più raffinata. Algoritmi predittivi analizzano dati storici, misure locali e immagini satellitari, ottimizzando le previsioni e migliorando la precisione della programmazione. Inoltre, l’IA coordina in tempo reale batterie, solare, eolico, idroelettrico e domanda flessibile, trasformando la gestione 𝐝𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, massimizzando l’efficienza e la sostenibilità.
In sintesi, solare ed eolico non sono più semplici fonti variabili, ma diventano componenti programmabili e strategiche della rete elettrica. Grazie all’integrazione di previsioni meteorologiche, accumulo e IA, la loro gestione diventerà sempre più precisa e affidabile, per un servizio energetico stabile ed efficiente.

#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030

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Nel 2024 in Italia il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nel 63% delle ore. Un dato che fotografa quanto il nostro sistema energetico resti ancora fortemente legato a una materia prima importata e soggetta a forti oscillazioni di prezzo. Per cambiare questo rapporto la strada è una sola: 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 nel mix energetico.
L’aumento FER contribuisce infatti a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚. Solare ed eolico immettono nel mercato elettricità con costi marginali molto bassi, spostando verso il basso il prezzo di equilibrio. Questo meccanismo riduce l’esposizione alla 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬.
Indipendenza energetica e riduzione dei costi passano necessariamente da un’accelerazione sulle rinnovabili. I numeri mostrano che questa direzione produce risultati concreti. In 20 anni 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐞' 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟒𝟎%, mentre quella da fonti rinnovabili è triplicata.
Parallelamente a livello globale: tra il 2010 e il 2024 il costo medio del solare è diminuito del 90% e quello dell’eolico del 70%. In queste condizioni rallentare la transizione non avrebbe alcuna logica economica, prima che climatica.
L’Europa, del resto, sta già andando in questa direzione: nel 2025 nel continente per la prima volta solare ed eolico hanno superato le fonti fossili nella generazione elettrica, con una quota del 30% contro il 29%.Nello stesso anno 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞' 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝟔𝟏 𝐓𝐖𝐡 (+19,8%), un incremento pari alla produzione annua di 3 centrali nucleari francesi, portando così le fonti rinnovabili a coprire quasi la metà del fabbisogno elettrico europeo. Un aumento di questa entità con il nucleare avrebbe richiesto investimenti molto più alti e tempi non quantificabili, come dimostrano gli ultimi impianti in Europa.

#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #gas #fontifossili #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #nucleare #energianucleare #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030

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La crisi petrolifera del 1973: la riduzione di circa il 7% del petrolio mondiale causò, in termini energetici complessivi, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟑% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞. Abbastanza per destabilizzare l’intero sistema economico. 
La chiusura dello Stretto di Hormuz: da lì passa circa il 17% del petrolio mondiale (circa il 13% anche con deviazioni) e circa il 20% del GNL globale. Nel complesso lo shock toglierebbe circa 𝐢𝐥 𝟓–𝟔% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞, quasi il doppio del 1973.
Un’obiezione comune è che gran parte del petrolio di Hormuz vada in Asia. Ma nel 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 conta il prezzo, non la destinazione: se l’offerta cala, i flussi si riorganizzano, ma i prezzi salgono ovunque, con Europa, Asia e Americhe a competere per gli stessi barili.
Inoltre è vero che la 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 è cambiata ma non abbastanza: il petrolio resta dominante nei trasporti (92–95% dei consumi). Il gas è invece cruciale per elettricità, riscaldamento e industria. Uno shock su entrambi colpirebbe mobilità, energia, agricoltura e industria.
La differenza forse più importante rispetto agli anni Settanta è che 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞' 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨: i prezzi dell’energia influenzano subito inflazione, tassi e mercati, propagando lo shock molto più rapidamente.
Per questo la domanda “è la crisi energetica più grave di sempre?” non ha una risposta semplice. La gravità della crisi dipende dalla durata: settimane sarebbero gestibili con scorte e riallocazioni, mesi potrebbero rendere lo shock senza precedenti, per la quantità di offerta persa e il ruolo he oggi ha il gas. 𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢: nel 1973 il 3% dell’energia persa cambiò l’economia; oggi un calo del 5–6% potrebbe avere effetti ancora più profondi

#gas #petrolio #stagflazione #inflazione #caroenergia #StrettodiHormuz #Hormuz #crisidiHormuz #indipendenzaenergetica #rinnovabili #transizioneenergetica #toscanasostenibile #agenda2030 #energia #crisienergetica

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Nel 2023 il governo aveva annunciato che il Deposito Nazionale delle scorie sarebbe entrato in esercizio nel 2030, con possibile slittamento al 2031. Ora, durante le audizioni alla Camera sul nucleare, emerge che la nuova previsione spinge l’apertura al 2041.
Il costo del solo decommissioning (smantellamento delle centrali dismesse, bonifica dei siti e gestione dei rifiuti radioattivi) raggiunge 11 miliardi di euro, 2,8 miliardi in più rispetto alle stime precedenti, con 10 anni di ritardo sul programma complessivo.
Nonostante proclami e annunci, la realizzazione resta lontana, anche per un percorso decisionale complesso e poco condiviso. Il rinvio pesa economicamente: circa il 40% dei rifiuti da stoccare proviene da attività industriali, di ricerca e sanitarie, non solo dagli impianti dismessi.
Resta aperto il problema del rientro dei rifiuti vetrificati derivanti dal combustibile irraggiato, oggi ancora all’estero. Il decommissioning procede a passo di lumaca: dopo oltre 20 anni, l’avanzamento complessivo è solo del 32%.
È naturale chiedersi: nuove centrali mentre non siamo ancora in grado di risolvere problemi ereditati dal passato? Un Paese serio deve prima chiudere i conti con il proprio passato, completando il Deposito nazionale e il decommissioning in modo trasparente ed efficiente.
#scorieradioattive #scorie #radioattività #depositonazionale #decommissioning #nucleare #energianucleare #SMR #costinucleare #sicurezzanucleare #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #toscanasostenibile #agenda2030

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“Se con il decreto è stato prolungato ciò che riguarda l'autorizzazione del rigassificatore di Piombino, questa volta io quelle dieci opere di compensazione per il territorio le voglio, altrimenti non firmo”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, parlando con i giornalisti a Firenze sulla proroga della permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino.
Giani ha fatto riferimento all'articolo 9 del decreto legge 32 che al comma quinto disciplina il prolungamento del rigassificatore a Piombino, ricordando che quel testo ha una formulazione precisa: “Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell'agosto del 2022, il posizionamento. In quell'atto c'è scritto, con molta chiarezza, che accanto all'autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi”.
“Anche se l'avevo concordato con il presidente Draghi - ha concluso Giani - il presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo”.

#piombino #gas #rigassificatore #rigassificatorepiombino #livorno #Giani #EugenioGiani #Toscana #RegioneToscana #toscanasostenibile #agenda2030 #gasnaturaleliquefatto #GNL #LNG

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L’Europa dipende fortemente dal petrolio estero: circa 𝐢𝐥 𝟗𝟕% 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐞' 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨, e di questo il 𝟔𝟓% 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢. Questa dipendenza rende il continente vulnerabile a fluttuazioni dei prezzi e tensioni geopolitiche.
𝐋’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨. Il nostro Paese importa oltre il 94% del petrolio e oltre il 90% dell’energia utilizzata nei trasporti proviene da prodotti petroliferi come benzina, diesel e cherosene. Automobili, camion, aerei e navi dipendono quindi quasi interamente dal petrolio importato, con impatti diretti su economia e costi per famiglie e imprese.
La transizione verso 𝐯𝐞𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐞 per ridurre questa dipendenza:
 1. Riduzione della dipendenza dal petrolio importato: ogni auto elettrica o autobus elettrico in meno sulle strade significa meno petrolio acquistato dall’estero.
 2. Sovranità energetica: l’elettricità può essere prodotta da fonti rinnovabili locali, diminuendo l’esposizione a shock internazionali.
 3. Sostenibilità ambientale: con l’aumento della produzione di energia pulita, i veicoli elettrici producono significativamente meno emissioni rispetto ai mezzi tradizionali.
 4. Innovazione e rilancio industriale: la produzione di veicoli elettrici e batterie stimola l’economia e crea posti di lavoro ad alta tecnologia.
Accelerare la mobilità elettrica non è solo una scelta ambientale, ma una 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚. Ridurre il consumo di petrolio significa 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐮𝐥𝐧𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 e dell’Europa, liberare risorse e costruire un sistema energetico più resiliente e sostenibile per il futuro.

#petrolio #carobenzina #benzina #diesel #mobilitàsostenibile #autonomiaenergetica #indipendenzaenergetica #transizioneenergetica #batteria #batterieauto #decarbonizzazione #autogreen #mobilitàaelettrica #autolelettrica #toscanasostenibile #agenda2030 #ricaricauto

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L'idrogeno è una fonte di energia ampiamente disponibile (è l’elemento chimico più abbondante in natura) ed il suo  utilizzo non comporta l’emissione di anidride carbonica; per contro la sua produzione, stoccaggio, trasporto ed utilizzo in una cella a combustibile, presentano ancora importanti difficoltà. Particolarmente critici sono lo stoccaggio ed il trasporto: un serbatoio di idrogeno compresso ha una bassa densità di idrogeno ma un rischio di esplosione elevato; inoltre liquefare l’idrogeno richiede temperature estremamente basse e quindi un’elevato consumo di energia per il raffreddamento. 
Per questo la ricerca si è orientata verso la messa a punto di vettori che prevedano lo stoccaggio dell’idrogeno in altri materiali allo stato liquido o solido. I vettori liquidi ad elevate densità di idrogeno presentano problemi come corrosività, tossicità e richiedono molta energia per la riemissione mediante riscaldamento. I vettori allo stato solido sono interessanti per la loro sicurezza e non tossicità ma, ad esempio le leghe metalliche, sono pesanti e le loro capacità d’immagazzinare idrogeno sono limitate. Per alcuni materiali allo stato solido è stato risolto il problema del rilascio dell’idrogeno a temperatura ambiente ma resta il problema della modesta capacità di stoccare idrogeno.
Un nuovo studio per l’accumulo a stato solido viene dal Giappone. Un gruppo di ricercatori si è concentrato nello studio del layered hydrogen silicane (L-HSi). Si tratta di un materiale solido, non tossico, leggero con una capacità di stoccaggio relativamente elevata e possibilità di rilascio in condizioni ambientali. L’L-Hsi è uno dei materiali solidi per l’accumulo d’idrogeno più interessanti tra quelli esaminati fino ad oggi.

#idrogeno #stoccaggioidrogeno #accumulo #transizioneenergetica #ricerca #scienza #toscanasostenibile #agenda2030

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Lo stabilimento di Semia Green è operativo da alcuni mesi ed è autorizzato al recupero di 𝟗.𝟎𝟎𝟎 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐢, pari a circa 200.000 moduli che altrimenti finirebbero in discarica. Grazie a un investimento di 4,5 milioni di euro e all’impiego di tecnologie avanzate, l’impianto consente di recuperare materiali preziosi come 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐦𝐢𝐧𝐢𝐨, 𝐯𝐞𝐭𝐫𝐨, 𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐞 𝐫𝐚𝐦𝐞, destinati alle filiere del riciclo per la produzione di nuovi beni.
Il riciclo del fotovoltaico è un settore destinato a crescere nei prossimi anni. In Italia, infatti, si stima che 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎𝟓𝟎 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟐,𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐚. Per questo molti osservatori indicano questo comparto come uno dei più promettenti, sia per i volumi di materiale da trattare sia per il suo impatto industriale.
L’impianto si inserisce in questo scenario con la capacità di recuperare fino al 95% delle componenti dei moduli solari. Dopo la realizzazione nel 2025 della prima sezione di lavorazione, nel 2026 entrerà in funzione anche la seconda linea.
Questo progetto non solo 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐦𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 qualificata sul territorio, con nuovi posti di lavoro diretti e indiretti che rafforzano l’economia locale
Con questa iniziativa la Toscana compie un passo avanti importante: non solo promuove l’energia pulita, ma si attrezza anche per gestirne in modo virtuoso l’intero ciclo di vita, 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞.
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