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Hai un progetto per accelerare la transizione ecologica in Toscana?
La Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sostiene iniziative innovative per la sostenibilità e la tutela ambientale.
È attivo il terzo avviso per la presentazione dei progetti: scopri come partecipare e diventare protagonista del cambiamento.
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Solare ed eolico sono raccontati da qualcuno come fonti energetiche imprevedibili e difficili da integrare nella rete elettrica. In realtà, grazie a progressi tecnologici e metodologici dell’ultimo decennio, queste fonti intermittenti stanno diventando sempre più 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Tre elementi principali ne rendono possibile la gestione avanzata: intelligenza artificiale, previsioni meteorologiche oramai affidabilissime sulle 48 ore e sistemi di accumulo energetico.
Le moderne tecniche di 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨𝐫𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 permettono oggi di stimare con precisione la radiazione solare e la velocità del vento fino a 48 ore in anticipo. Ciò consente agli operatori di rete di pianificare la produzione rinnovabile quasi come se fosse stabile, riducendo la necessità di ricorrere a centrali fossili di riserva. Ma le fluttuazioni rimangono inevitabili: è qui che l’𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 gioca un ruolo chiave. Nei momenti di surplus, le batterie si caricano; nei momenti di deficit, forniscono energia, riducendo drasticamente la necessità di centrali convenzionali.
L’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 rende la programmazione delle fonti intermittenti ancora più raffinata. Algoritmi predittivi analizzano dati storici, misure locali e immagini satellitari, ottimizzando le previsioni e migliorando la precisione della programmazione. Inoltre, l’IA coordina in tempo reale batterie, solare, eolico, idroelettrico e domanda flessibile, trasformando la gestione 𝐝𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, massimizzando l’efficienza e la sostenibilità.
In sintesi, solare ed eolico non sono più semplici fonti variabili, ma diventano componenti programmabili e strategiche della rete elettrica. Grazie all’integrazione di previsioni meteorologiche, accumulo e IA, la loro gestione diventerà sempre più precisa e affidabile, per un servizio energetico stabile ed efficiente.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
Solare ed eolico sono raccontati da qualcuno come fonti energetiche imprevedibili e difficili da integrare nella rete elettrica. In realtà, grazie a progressi tecnologici e metodologici dell’ultimo decennio, queste fonti intermittenti stanno diventando sempre più 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Tre elementi principali ne rendono possibile la gestione avanzata: intelligenza artificiale, previsioni meteorologiche oramai affidabilissime sulle 48 ore e sistemi di accumulo energetico.
Le moderne tecniche di 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨𝐫𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 permettono oggi di stimare con precisione la radiazione solare e la velocità del vento fino a 48 ore in anticipo. Ciò consente agli operatori di rete di pianificare la produzione rinnovabile quasi come se fosse stabile, riducendo la necessità di ricorrere a centrali fossili di riserva. Ma le fluttuazioni rimangono inevitabili: è qui che l’𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 gioca un ruolo chiave. Nei momenti di surplus, le batterie si caricano; nei momenti di deficit, forniscono energia, riducendo drasticamente la necessità di centrali convenzionali.
L’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 rende la programmazione delle fonti intermittenti ancora più raffinata. Algoritmi predittivi analizzano dati storici, misure locali e immagini satellitari, ottimizzando le previsioni e migliorando la precisione della programmazione. Inoltre, l’IA coordina in tempo reale batterie, solare, eolico, idroelettrico e domanda flessibile, trasformando la gestione 𝐝𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, massimizzando l’efficienza e la sostenibilità.
In sintesi, solare ed eolico non sono più semplici fonti variabili, ma diventano componenti programmabili e strategiche della rete elettrica. Grazie all’integrazione di previsioni meteorologiche, accumulo e IA, la loro gestione diventerà sempre più precisa e affidabile, per un servizio energetico stabile ed efficiente.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
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Nel 2024 in Italia il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nel 63% delle ore. Un dato che fotografa quanto il nostro sistema energetico resti ancora fortemente legato a una materia prima importata e soggetta a forti oscillazioni di prezzo. Per cambiare questo rapporto la strada è una sola: 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 nel mix energetico.
L’aumento FER contribuisce infatti a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚. Solare ed eolico immettono nel mercato elettricità con costi marginali molto bassi, spostando verso il basso il prezzo di equilibrio. Questo meccanismo riduce l’esposizione alla 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬.
Indipendenza energetica e riduzione dei costi passano necessariamente da un’accelerazione sulle rinnovabili. I numeri mostrano che questa direzione produce risultati concreti. In 20 anni 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐞` 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟒𝟎%, mentre quella da fonti rinnovabili è triplicata.
Parallelamente a livello globale: tra il 2010 e il 2024 il costo medio del solare è diminuito del 90% e quello dell’eolico del 70%. In queste condizioni rallentare la transizione non avrebbe alcuna logica economica, prima che climatica.
L’Europa, del resto, sta già andando in questa direzione: nel 2025 nel continente per la prima volta solare ed eolico hanno superato le fonti fossili nella generazione elettrica, con una quota del 30% contro il 29%.Nello stesso anno 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞` 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝟔𝟏 𝐓𝐖𝐡 (+19,8%), un incremento pari alla produzione annua di 3 centrali nucleari francesi, portando così le fonti rinnovabili a coprire quasi la metà del fabbisogno elettrico europeo. Un aumento di questa entità con il nucleare avrebbe richiesto investimenti molto più alti e tempi non quantificabili, come dimostrano gli ultimi impianti in Europa.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #gas #fontifossili #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #nucleare #energianucleare #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
Nel 2024 in Italia il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nel 63% delle ore. Un dato che fotografa quanto il nostro sistema energetico resti ancora fortemente legato a una materia prima importata e soggetta a forti oscillazioni di prezzo. Per cambiare questo rapporto la strada è una sola: 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 nel mix energetico.
L’aumento FER contribuisce infatti a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚. Solare ed eolico immettono nel mercato elettricità con costi marginali molto bassi, spostando verso il basso il prezzo di equilibrio. Questo meccanismo riduce l’esposizione alla 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬.
Indipendenza energetica e riduzione dei costi passano necessariamente da un’accelerazione sulle rinnovabili. I numeri mostrano che questa direzione produce risultati concreti. In 20 anni 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐞` 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟒𝟎%, mentre quella da fonti rinnovabili è triplicata.
Parallelamente a livello globale: tra il 2010 e il 2024 il costo medio del solare è diminuito del 90% e quello dell’eolico del 70%. In queste condizioni rallentare la transizione non avrebbe alcuna logica economica, prima che climatica.
L’Europa, del resto, sta già andando in questa direzione: nel 2025 nel continente per la prima volta solare ed eolico hanno superato le fonti fossili nella generazione elettrica, con una quota del 30% contro il 29%.Nello stesso anno 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞` 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝟔𝟏 𝐓𝐖𝐡 (+19,8%), un incremento pari alla produzione annua di 3 centrali nucleari francesi, portando così le fonti rinnovabili a coprire quasi la metà del fabbisogno elettrico europeo. Un aumento di questa entità con il nucleare avrebbe richiesto investimenti molto più alti e tempi non quantificabili, come dimostrano gli ultimi impianti in Europa.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #gas #fontifossili #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #nucleare #energianucleare #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
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La crisi petrolifera del 1973: la riduzione di circa il 7% del petrolio mondiale causò, in termini energetici complessivi, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟑% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞. Abbastanza per destabilizzare l’intero sistema economico.
La chiusura dello Stretto di Hormuz: da lì passa circa il 17% del petrolio mondiale (circa il 13% anche con deviazioni) e circa il 20% del GNL globale. Nel complesso lo shock toglierebbe circa 𝐢𝐥 𝟓–𝟔% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞, quasi il doppio del 1973.
Un’obiezione comune è che gran parte del petrolio di Hormuz vada in Asia. Ma nel 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 conta il prezzo, non la destinazione: se l’offerta cala, i flussi si riorganizzano, ma i prezzi salgono ovunque, con Europa, Asia e Americhe a competere per gli stessi barili.
Inoltre è vero che la 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 è cambiata ma non abbastanza: il petrolio resta dominante nei trasporti (92–95% dei consumi). Il gas è invece cruciale per elettricità, riscaldamento e industria. Uno shock su entrambi colpirebbe mobilità, energia, agricoltura e industria.
La differenza forse più importante rispetto agli anni Settanta è che 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞` 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨: i prezzi dell’energia influenzano subito inflazione, tassi e mercati, propagando lo shock molto più rapidamente.
Per questo la domanda “è la crisi energetica più grave di sempre?” non ha una risposta semplice. La gravità della crisi dipende dalla durata: settimane sarebbero gestibili con scorte e riallocazioni, mesi potrebbero rendere lo shock senza precedenti, per la quantità di offerta persa e il ruolo he oggi ha il gas. 𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢: nel 1973 il 3% dell’energia persa cambiò l’economia; oggi un calo del 5–6% potrebbe avere effetti ancora più profondi
#gas #petrolio #stagflazione #inflazione #caroenergia #StrettodiHormuz #Hormuz #crisidiHormuz #indipendenzaenergetica #rinnovabili #transizioneenergetica #toscanasostenibile #agenda2030 #energia #crisienergetica
La crisi petrolifera del 1973: la riduzione di circa il 7% del petrolio mondiale causò, in termini energetici complessivi, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟑% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞. Abbastanza per destabilizzare l’intero sistema economico.
La chiusura dello Stretto di Hormuz: da lì passa circa il 17% del petrolio mondiale (circa il 13% anche con deviazioni) e circa il 20% del GNL globale. Nel complesso lo shock toglierebbe circa 𝐢𝐥 𝟓–𝟔% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞, quasi il doppio del 1973.
Un’obiezione comune è che gran parte del petrolio di Hormuz vada in Asia. Ma nel 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 conta il prezzo, non la destinazione: se l’offerta cala, i flussi si riorganizzano, ma i prezzi salgono ovunque, con Europa, Asia e Americhe a competere per gli stessi barili.
Inoltre è vero che la 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 è cambiata ma non abbastanza: il petrolio resta dominante nei trasporti (92–95% dei consumi). Il gas è invece cruciale per elettricità, riscaldamento e industria. Uno shock su entrambi colpirebbe mobilità, energia, agricoltura e industria.
La differenza forse più importante rispetto agli anni Settanta è che 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞` 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨: i prezzi dell’energia influenzano subito inflazione, tassi e mercati, propagando lo shock molto più rapidamente.
Per questo la domanda “è la crisi energetica più grave di sempre?” non ha una risposta semplice. La gravità della crisi dipende dalla durata: settimane sarebbero gestibili con scorte e riallocazioni, mesi potrebbero rendere lo shock senza precedenti, per la quantità di offerta persa e il ruolo he oggi ha il gas. 𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢: nel 1973 il 3% dell’energia persa cambiò l’economia; oggi un calo del 5–6% potrebbe avere effetti ancora più profondi
#gas #petrolio #stagflazione #inflazione #caroenergia #StrettodiHormuz #Hormuz #crisidiHormuz #indipendenzaenergetica #rinnovabili #transizioneenergetica #toscanasostenibile #agenda2030 #energia #crisienergetica
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Nel 2023 il governo aveva annunciato che il Deposito Nazionale delle scorie sarebbe entrato in esercizio nel 2030, con possibile slittamento al 2031. Ora, durante le audizioni alla Camera sul nucleare, emerge che la nuova previsione spinge l’apertura al 2041.
Il costo del solo decommissioning (smantellamento delle centrali dismesse, bonifica dei siti e gestione dei rifiuti radioattivi) raggiunge 11 miliardi di euro, 2,8 miliardi in più rispetto alle stime precedenti, con 10 anni di ritardo sul programma complessivo.
Nonostante proclami e annunci, la realizzazione resta lontana, anche per un percorso decisionale complesso e poco condiviso. Il rinvio pesa economicamente: circa il 40% dei rifiuti da stoccare proviene da attività industriali, di ricerca e sanitarie, non solo dagli impianti dismessi.
Resta aperto il problema del rientro dei rifiuti vetrificati derivanti dal combustibile irraggiato, oggi ancora all’estero. Il decommissioning procede a passo di lumaca: dopo oltre 20 anni, l’avanzamento complessivo è solo del 32%.
È naturale chiedersi: nuove centrali mentre non siamo ancora in grado di risolvere problemi ereditati dal passato? Un Paese serio deve prima chiudere i conti con il proprio passato, completando il Deposito nazionale e il decommissioning in modo trasparente ed efficiente.
#scorieradioattive #scorie #radioattività #depositonazionale #decommissioning #nucleare #energianucleare #SMR #costinucleare #sicurezzanucleare #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #toscanasostenibile #agenda2030
Nel 2023 il governo aveva annunciato che il Deposito Nazionale delle scorie sarebbe entrato in esercizio nel 2030, con possibile slittamento al 2031. Ora, durante le audizioni alla Camera sul nucleare, emerge che la nuova previsione spinge l’apertura al 2041.
Il costo del solo decommissioning (smantellamento delle centrali dismesse, bonifica dei siti e gestione dei rifiuti radioattivi) raggiunge 11 miliardi di euro, 2,8 miliardi in più rispetto alle stime precedenti, con 10 anni di ritardo sul programma complessivo.
Nonostante proclami e annunci, la realizzazione resta lontana, anche per un percorso decisionale complesso e poco condiviso. Il rinvio pesa economicamente: circa il 40% dei rifiuti da stoccare proviene da attività industriali, di ricerca e sanitarie, non solo dagli impianti dismessi.
Resta aperto il problema del rientro dei rifiuti vetrificati derivanti dal combustibile irraggiato, oggi ancora all’estero. Il decommissioning procede a passo di lumaca: dopo oltre 20 anni, l’avanzamento complessivo è solo del 32%.
È naturale chiedersi: nuove centrali mentre non siamo ancora in grado di risolvere problemi ereditati dal passato? Un Paese serio deve prima chiudere i conti con il proprio passato, completando il Deposito nazionale e il decommissioning in modo trasparente ed efficiente.
#scorieradioattive #scorie #radioattività #depositonazionale #decommissioning #nucleare #energianucleare #SMR #costinucleare #sicurezzanucleare #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #toscanasostenibile #agenda2030
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“Se con il decreto è stato prolungato ciò che riguarda l`autorizzazione del rigassificatore di Piombino, questa volta io quelle dieci opere di compensazione per il territorio le voglio, altrimenti non firmo”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, parlando con i giornalisti a Firenze sulla proroga della permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino.
Giani ha fatto riferimento all`articolo 9 del decreto legge 32 che al comma quinto disciplina il prolungamento del rigassificatore a Piombino, ricordando che quel testo ha una formulazione precisa: “Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell`agosto del 2022, il posizionamento. In quell`atto c`è scritto, con molta chiarezza, che accanto all`autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi”.
“Anche se l`avevo concordato con il presidente Draghi - ha concluso Giani - il presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo”.
#piombino #gas #rigassificatore #rigassificatorepiombino #livorno #Giani #EugenioGiani #Toscana #RegioneToscana #toscanasostenibile #agenda2030 #gasnaturaleliquefatto #GNL #LNG
“Se con il decreto è stato prolungato ciò che riguarda l`autorizzazione del rigassificatore di Piombino, questa volta io quelle dieci opere di compensazione per il territorio le voglio, altrimenti non firmo”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, parlando con i giornalisti a Firenze sulla proroga della permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino.
Giani ha fatto riferimento all`articolo 9 del decreto legge 32 che al comma quinto disciplina il prolungamento del rigassificatore a Piombino, ricordando che quel testo ha una formulazione precisa: “Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell`agosto del 2022, il posizionamento. In quell`atto c`è scritto, con molta chiarezza, che accanto all`autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi”.
“Anche se l`avevo concordato con il presidente Draghi - ha concluso Giani - il presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo”.
#piombino #gas #rigassificatore #rigassificatorepiombino #livorno #Giani #EugenioGiani #Toscana #RegioneToscana #toscanasostenibile #agenda2030 #gasnaturaleliquefatto #GNL #LNG
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L’Europa dipende fortemente dal petrolio estero: circa 𝐢𝐥 𝟗𝟕% 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐞` 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨, e di questo il 𝟔𝟓% 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢. Questa dipendenza rende il continente vulnerabile a fluttuazioni dei prezzi e tensioni geopolitiche.
𝐋’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨. Il nostro Paese importa oltre il 94% del petrolio e oltre il 90% dell’energia utilizzata nei trasporti proviene da prodotti petroliferi come benzina, diesel e cherosene. Automobili, camion, aerei e navi dipendono quindi quasi interamente dal petrolio importato, con impatti diretti su economia e costi per famiglie e imprese.
La transizione verso 𝐯𝐞𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐞 per ridurre questa dipendenza:
1. Riduzione della dipendenza dal petrolio importato: ogni auto elettrica o autobus elettrico in meno sulle strade significa meno petrolio acquistato dall’estero.
2. Sovranità energetica: l’elettricità può essere prodotta da fonti rinnovabili locali, diminuendo l’esposizione a shock internazionali.
3. Sostenibilità ambientale: con l’aumento della produzione di energia pulita, i veicoli elettrici producono significativamente meno emissioni rispetto ai mezzi tradizionali.
4. Innovazione e rilancio industriale: la produzione di veicoli elettrici e batterie stimola l’economia e crea posti di lavoro ad alta tecnologia.
Accelerare la mobilità elettrica non è solo una scelta ambientale, ma una 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚. Ridurre il consumo di petrolio significa 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐮𝐥𝐧𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 e dell’Europa, liberare risorse e costruire un sistema energetico più resiliente e sostenibile per il futuro.
#petrolio #carobenzina #benzina #diesel #mobilitàsostenibile #autonomiaenergetica #indipendenzaenergetica #transizioneenergetica #batteria #batterieauto #decarbonizzazione #autogreen #mobilitàaelettrica #autolelettrica #toscanasostenibile #agenda2030 #ricaricauto
L’Europa dipende fortemente dal petrolio estero: circa 𝐢𝐥 𝟗𝟕% 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐞` 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨, e di questo il 𝟔𝟓% 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢. Questa dipendenza rende il continente vulnerabile a fluttuazioni dei prezzi e tensioni geopolitiche.
𝐋’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨. Il nostro Paese importa oltre il 94% del petrolio e oltre il 90% dell’energia utilizzata nei trasporti proviene da prodotti petroliferi come benzina, diesel e cherosene. Automobili, camion, aerei e navi dipendono quindi quasi interamente dal petrolio importato, con impatti diretti su economia e costi per famiglie e imprese.
La transizione verso 𝐯𝐞𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐞 per ridurre questa dipendenza:
1. Riduzione della dipendenza dal petrolio importato: ogni auto elettrica o autobus elettrico in meno sulle strade significa meno petrolio acquistato dall’estero.
2. Sovranità energetica: l’elettricità può essere prodotta da fonti rinnovabili locali, diminuendo l’esposizione a shock internazionali.
3. Sostenibilità ambientale: con l’aumento della produzione di energia pulita, i veicoli elettrici producono significativamente meno emissioni rispetto ai mezzi tradizionali.
4. Innovazione e rilancio industriale: la produzione di veicoli elettrici e batterie stimola l’economia e crea posti di lavoro ad alta tecnologia.
Accelerare la mobilità elettrica non è solo una scelta ambientale, ma una 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚. Ridurre il consumo di petrolio significa 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐮𝐥𝐧𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 e dell’Europa, liberare risorse e costruire un sistema energetico più resiliente e sostenibile per il futuro.
#petrolio #carobenzina #benzina #diesel #mobilitàsostenibile #autonomiaenergetica #indipendenzaenergetica #transizioneenergetica #batteria #batterieauto #decarbonizzazione #autogreen #mobilitàaelettrica #autolelettrica #toscanasostenibile #agenda2030 #ricaricauto
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L`idrogeno è una fonte di energia ampiamente disponibile (è l’elemento chimico più abbondante in natura) ed il suo utilizzo non comporta l’emissione di anidride carbonica; per contro la sua produzione, stoccaggio, trasporto ed utilizzo in una cella a combustibile, presentano ancora importanti difficoltà. Particolarmente critici sono lo stoccaggio ed il trasporto: un serbatoio di idrogeno compresso ha una bassa densità di idrogeno ma un rischio di esplosione elevato; inoltre liquefare l’idrogeno richiede temperature estremamente basse e quindi un’elevato consumo di energia per il raffreddamento.
Per questo la ricerca si è orientata verso la messa a punto di vettori che prevedano lo stoccaggio dell’idrogeno in altri materiali allo stato liquido o solido. I vettori liquidi ad elevate densità di idrogeno presentano problemi come corrosività, tossicità e richiedono molta energia per la riemissione mediante riscaldamento. I vettori allo stato solido sono interessanti per la loro sicurezza e non tossicità ma, ad esempio le leghe metalliche, sono pesanti e le loro capacità d’immagazzinare idrogeno sono limitate. Per alcuni materiali allo stato solido è stato risolto il problema del rilascio dell’idrogeno a temperatura ambiente ma resta il problema della modesta capacità di stoccare idrogeno.
Un nuovo studio per l’accumulo a stato solido viene dal Giappone. Un gruppo di ricercatori si è concentrato nello studio del layered hydrogen silicane (L-HSi). Si tratta di un materiale solido, non tossico, leggero con una capacità di stoccaggio relativamente elevata e possibilità di rilascio in condizioni ambientali. L’L-Hsi è uno dei materiali solidi per l’accumulo d’idrogeno più interessanti tra quelli esaminati fino ad oggi.
#idrogeno #stoccaggioidrogeno #accumulo #transizioneenergetica #ricerca #scienza #toscanasostenibile #agenda2030
L`idrogeno è una fonte di energia ampiamente disponibile (è l’elemento chimico più abbondante in natura) ed il suo utilizzo non comporta l’emissione di anidride carbonica; per contro la sua produzione, stoccaggio, trasporto ed utilizzo in una cella a combustibile, presentano ancora importanti difficoltà. Particolarmente critici sono lo stoccaggio ed il trasporto: un serbatoio di idrogeno compresso ha una bassa densità di idrogeno ma un rischio di esplosione elevato; inoltre liquefare l’idrogeno richiede temperature estremamente basse e quindi un’elevato consumo di energia per il raffreddamento.
Per questo la ricerca si è orientata verso la messa a punto di vettori che prevedano lo stoccaggio dell’idrogeno in altri materiali allo stato liquido o solido. I vettori liquidi ad elevate densità di idrogeno presentano problemi come corrosività, tossicità e richiedono molta energia per la riemissione mediante riscaldamento. I vettori allo stato solido sono interessanti per la loro sicurezza e non tossicità ma, ad esempio le leghe metalliche, sono pesanti e le loro capacità d’immagazzinare idrogeno sono limitate. Per alcuni materiali allo stato solido è stato risolto il problema del rilascio dell’idrogeno a temperatura ambiente ma resta il problema della modesta capacità di stoccare idrogeno.
Un nuovo studio per l’accumulo a stato solido viene dal Giappone. Un gruppo di ricercatori si è concentrato nello studio del layered hydrogen silicane (L-HSi). Si tratta di un materiale solido, non tossico, leggero con una capacità di stoccaggio relativamente elevata e possibilità di rilascio in condizioni ambientali. L’L-Hsi è uno dei materiali solidi per l’accumulo d’idrogeno più interessanti tra quelli esaminati fino ad oggi.
#idrogeno #stoccaggioidrogeno #accumulo #transizioneenergetica #ricerca #scienza #toscanasostenibile #agenda2030
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Lo stabilimento di Semia Green è operativo da alcuni mesi ed è autorizzato al recupero di 𝟗.𝟎𝟎𝟎 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐢, pari a circa 200.000 moduli che altrimenti finirebbero in discarica. Grazie a un investimento di 4,5 milioni di euro e all’impiego di tecnologie avanzate, l’impianto consente di recuperare materiali preziosi come 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐦𝐢𝐧𝐢𝐨, 𝐯𝐞𝐭𝐫𝐨, 𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐞 𝐫𝐚𝐦𝐞, destinati alle filiere del riciclo per la produzione di nuovi beni.
Il riciclo del fotovoltaico è un settore destinato a crescere nei prossimi anni. In Italia, infatti, si stima che 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎𝟓𝟎 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟐,𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐚. Per questo molti osservatori indicano questo comparto come uno dei più promettenti, sia per i volumi di materiale da trattare sia per il suo impatto industriale.
L’impianto si inserisce in questo scenario con la capacità di recuperare fino al 95% delle componenti dei moduli solari. Dopo la realizzazione nel 2025 della prima sezione di lavorazione, nel 2026 entrerà in funzione anche la seconda linea.
Questo progetto non solo 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐦𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 qualificata sul territorio, con nuovi posti di lavoro diretti e indiretti che rafforzano l’economia locale
Con questa iniziativa la Toscana compie un passo avanti importante: non solo promuove l’energia pulita, ma si attrezza anche per gestirne in modo virtuoso l’intero ciclo di vita, 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞.
#economiacircolare #smaltimentorifiuti #pannellosolare #pannellovotovoltaico #solare #fotovoltaico #smaltimento #riciclo #materiaprimaseconda #silicio #rame #rinnovabili #energiarinnovabile #svilupposostenibile #agenda2030 #toscanasostenibile
Lo stabilimento di Semia Green è operativo da alcuni mesi ed è autorizzato al recupero di 𝟗.𝟎𝟎𝟎 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐢, pari a circa 200.000 moduli che altrimenti finirebbero in discarica. Grazie a un investimento di 4,5 milioni di euro e all’impiego di tecnologie avanzate, l’impianto consente di recuperare materiali preziosi come 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐦𝐢𝐧𝐢𝐨, 𝐯𝐞𝐭𝐫𝐨, 𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐞 𝐫𝐚𝐦𝐞, destinati alle filiere del riciclo per la produzione di nuovi beni.
Il riciclo del fotovoltaico è un settore destinato a crescere nei prossimi anni. In Italia, infatti, si stima che 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎𝟓𝟎 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟐,𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐚. Per questo molti osservatori indicano questo comparto come uno dei più promettenti, sia per i volumi di materiale da trattare sia per il suo impatto industriale.
L’impianto si inserisce in questo scenario con la capacità di recuperare fino al 95% delle componenti dei moduli solari. Dopo la realizzazione nel 2025 della prima sezione di lavorazione, nel 2026 entrerà in funzione anche la seconda linea.
Questo progetto non solo 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐦𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 qualificata sul territorio, con nuovi posti di lavoro diretti e indiretti che rafforzano l’economia locale
Con questa iniziativa la Toscana compie un passo avanti importante: non solo promuove l’energia pulita, ma si attrezza anche per gestirne in modo virtuoso l’intero ciclo di vita, 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞.
#economiacircolare #smaltimentorifiuti #pannellosolare #pannellovotovoltaico #solare #fotovoltaico #smaltimento #riciclo #materiaprimaseconda #silicio #rame #rinnovabili #energiarinnovabile #svilupposostenibile #agenda2030 #toscanasostenibile
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Ogni anno nel mondo si installano centinaia di gigawatt di solare ed eolico. Ma produrre energia pulita non basta: la vera sfida è 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨.
Le batterie stazionarie sono il cuore della transizione energetica. Fondamentali per stabilizzare le reti e stoccare l’energia prodotta per garantire continuità anche senza sole o vento. Il mercato globale delle batterie stazionarie è in rapida crescita: nel 2025 si stima un valore di circa 30 miliardi di dollari, con una 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐚 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝟏𝟓% e i costi delle batterie al litio sono crollati di oltre il 70% nell’ultimo decennio. Tecnologie emergenti come le batterie al sale o a flusso ridurranno ulteriormente i costi aprendo nuove possibilità per la diffusione su larga scala. Grazie a queste dinamiche economiche, si prevede che entro il 2030 la capacità globale di accumulo stazionario possa superare i 400 gigawatt.
Senza dimenticare quello che resta il vero protagonista mondiale dei sistemi di accumulo: il 𝐩𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨. Acqua pompata in bacini superiori quando c’è energia in eccesso, rilasciata per produrre elettricità quando serve. Il rendimento può superare il 75–80%. Oggi rappresenta oltre il 90% della capacità di accumulo mondiale, con circa 190 gigawatt installati, e il potenziale tecnico globale potrebbe essere dieci volte superiore.
La strategia che emerge è chiara: batterie per il medio/breve termine e pompaggio idroelettrico per il lungo periodo. Con tecnologie come l’𝐢𝐝𝐫𝐨𝐠𝐞𝐧𝐨 che possono completare questo quadro e permettere ai sistemi energetici di 𝐞𝐦𝐚𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐮𝐬𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐢𝐥𝐢.
#Fotovoltaico #EnergiaSolare #TransizioneEnergetica #Rinnovabili #EnergiaPulita #solare #energiarinnovabile #toscanasostenibile #agenda2030 #eolico #pompaggioidroelettrico #idrogenoverde #batterie #accumuli #batterielitio #batteriealsale #batterieaflusso
Ogni anno nel mondo si installano centinaia di gigawatt di solare ed eolico. Ma produrre energia pulita non basta: la vera sfida è 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨.
Le batterie stazionarie sono il cuore della transizione energetica. Fondamentali per stabilizzare le reti e stoccare l’energia prodotta per garantire continuità anche senza sole o vento. Il mercato globale delle batterie stazionarie è in rapida crescita: nel 2025 si stima un valore di circa 30 miliardi di dollari, con una 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐚 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝟏𝟓% e i costi delle batterie al litio sono crollati di oltre il 70% nell’ultimo decennio. Tecnologie emergenti come le batterie al sale o a flusso ridurranno ulteriormente i costi aprendo nuove possibilità per la diffusione su larga scala. Grazie a queste dinamiche economiche, si prevede che entro il 2030 la capacità globale di accumulo stazionario possa superare i 400 gigawatt.
Senza dimenticare quello che resta il vero protagonista mondiale dei sistemi di accumulo: il 𝐩𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨. Acqua pompata in bacini superiori quando c’è energia in eccesso, rilasciata per produrre elettricità quando serve. Il rendimento può superare il 75–80%. Oggi rappresenta oltre il 90% della capacità di accumulo mondiale, con circa 190 gigawatt installati, e il potenziale tecnico globale potrebbe essere dieci volte superiore.
La strategia che emerge è chiara: batterie per il medio/breve termine e pompaggio idroelettrico per il lungo periodo. Con tecnologie come l’𝐢𝐝𝐫𝐨𝐠𝐞𝐧𝐨 che possono completare questo quadro e permettere ai sistemi energetici di 𝐞𝐦𝐚𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐮𝐬𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐢𝐥𝐢.
#Fotovoltaico #EnergiaSolare #TransizioneEnergetica #Rinnovabili #EnergiaPulita #solare #energiarinnovabile #toscanasostenibile #agenda2030 #eolico #pompaggioidroelettrico #idrogenoverde #batterie #accumuli #batterielitio #batteriealsale #batterieaflusso
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🤝 Sconfiggere la povertà significa garantire dignità e opportunità per tutte e tutti.
È il Goal 1 dell’Agenda 2030, che invita istituzioni e comunità a contrastare ogni forma di povertà economica e sociale.
In Toscana, questo obiettivo guida la Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile – area Persone.
Secondo il Rapporto su Povertà e inclusione sociale, il 4,9% delle famiglie toscane vive sotto la soglia di povertà assoluta, con una maggiore incidenza tra famiglie con minorenni e nuclei monogenitore.
Per affrontare queste fragilità, la Regione realizza azioni coordinate per sostenere chi è più fragile e rafforzare il benessere della comunità:
📌 Sostegno ai redditi e inclusione sociale
📌 Servizi alle famiglie e politiche per la casa 🏠
📌 Accesso a istruzione 📚, lavoro 💼 e servizi
Combattere la povertà significa costruire comunità più giuste, inclusive e sostenibili, dove ogni persona possa sviluppare pienamente il proprio potenziale.
#ToscanaSostenibile #Agenda2030 #InclusioneSociale #SviluppoSostenibile
🤝 Sconfiggere la povertà significa garantire dignità e opportunità per tutte e tutti.
È il Goal 1 dell’Agenda 2030, che invita istituzioni e comunità a contrastare ogni forma di povertà economica e sociale.
In Toscana, questo obiettivo guida la Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile – area Persone.
Secondo il Rapporto su Povertà e inclusione sociale, il 4,9% delle famiglie toscane vive sotto la soglia di povertà assoluta, con una maggiore incidenza tra famiglie con minorenni e nuclei monogenitore.
Per affrontare queste fragilità, la Regione realizza azioni coordinate per sostenere chi è più fragile e rafforzare il benessere della comunità:
📌 Sostegno ai redditi e inclusione sociale
📌 Servizi alle famiglie e politiche per la casa 🏠
📌 Accesso a istruzione 📚, lavoro 💼 e servizi
Combattere la povertà significa costruire comunità più giuste, inclusive e sostenibili, dove ogni persona possa sviluppare pienamente il proprio potenziale.
#ToscanaSostenibile #Agenda2030 #InclusioneSociale #SviluppoSostenibile
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Negli ultimi anni l’energia è tornata protagonista dell’economia mondiale, ma non nella forma classica che ricordiamo: la ‘𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐟𝐞𝐫𝐚’ 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 ’𝟕𝟎, perchè 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐞` 𝐢𝐥 𝐠𝐚𝐬 a mostrare caratteristiche particolari, con effetti specifici su inflazione e crescita nella zona euro. Quando i prezzi del gas aumentano per problemi di offerta, 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞` 𝐝𝐮𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞: crescono i prezzi e rallenta l’attività economica, configurando una stagflazione. Uno shock negativo di offerta di gas nella zona euro ha effetti rilevanti: un aumento del 10% dei prezzi del gas comporta circa lo 0,5% in più di inflazione e un rallentamento dell’economia.
𝐈𝐥 𝐠𝐚𝐬 𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 perché è cruciale non solo per i consumi diretti ma anche per generare elettricità e abbiamo già visto in un altro post quanto 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐨 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐢 𝐢𝐥 𝟐𝟎% 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀. Quindi quando il gas diventa più caro, i rincari si trasmettono rapidamente alla produzione, aumentando i costi per le imprese e i prezzi al consumo. Diversamente dal petrolio, il cui impatto sui trasporti e sui carburanti si propaga più gradualmente, il gas 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 le economie che ne sono maggiormente dipendenti per la produzione elettrica, come l`Italia.
Nella vita quotidiana, l’aumento del prezzo del gas fa salire l’elettricità e i beni industriali: non è solo una questione di bollette, ma anche di costi di produzione più alti, salari che faticano a tenere il passo e consumi ridotti, tutti elementi tipici della stagflazione.
In sintesi, distinguere tra shock del gas e del petrolio è essenziale per adottare politiche efficaci. Trattarli come fenomeni omogenei è un errore: hanno origini, modalità di propagazione ed effetti diversi su inflazione e crescita economica.
#rinnovabili #transizioneenergetica #indipendenzaenergetica #stagflazione #gas #petrolio #toscanasostenibile #agenda2030 #caroenergia #inflazione
Negli ultimi anni l’energia è tornata protagonista dell’economia mondiale, ma non nella forma classica che ricordiamo: la ‘𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐟𝐞𝐫𝐚’ 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 ’𝟕𝟎, perchè 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐞` 𝐢𝐥 𝐠𝐚𝐬 a mostrare caratteristiche particolari, con effetti specifici su inflazione e crescita nella zona euro. Quando i prezzi del gas aumentano per problemi di offerta, 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞` 𝐝𝐮𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞: crescono i prezzi e rallenta l’attività economica, configurando una stagflazione. Uno shock negativo di offerta di gas nella zona euro ha effetti rilevanti: un aumento del 10% dei prezzi del gas comporta circa lo 0,5% in più di inflazione e un rallentamento dell’economia.
𝐈𝐥 𝐠𝐚𝐬 𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 perché è cruciale non solo per i consumi diretti ma anche per generare elettricità e abbiamo già visto in un altro post quanto 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐨 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐢 𝐢𝐥 𝟐𝟎% 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀. Quindi quando il gas diventa più caro, i rincari si trasmettono rapidamente alla produzione, aumentando i costi per le imprese e i prezzi al consumo. Diversamente dal petrolio, il cui impatto sui trasporti e sui carburanti si propaga più gradualmente, il gas 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 le economie che ne sono maggiormente dipendenti per la produzione elettrica, come l`Italia.
Nella vita quotidiana, l’aumento del prezzo del gas fa salire l’elettricità e i beni industriali: non è solo una questione di bollette, ma anche di costi di produzione più alti, salari che faticano a tenere il passo e consumi ridotti, tutti elementi tipici della stagflazione.
In sintesi, distinguere tra shock del gas e del petrolio è essenziale per adottare politiche efficaci. Trattarli come fenomeni omogenei è un errore: hanno origini, modalità di propagazione ed effetti diversi su inflazione e crescita economica.
#rinnovabili #transizioneenergetica #indipendenzaenergetica #stagflazione #gas #petrolio #toscanasostenibile #agenda2030 #caroenergia #inflazione
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Quindici anni dopo il disastro di Fukushima è giusto parlare delle persone che quella zona l’hanno abitata e che l`hanno abbandonata. Perché la gravita dei disastri non si `valuta` solo con una macabra contabilità dei morti e la distruzione di una comunità è una tragedia. A 𝐅𝐮𝐤𝐮𝐬𝐡𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐞, famiglie e vicinati si sono dispersi, paesi interi hanno perso la trama quotidiana che li teneva insieme. Intere comunità sono state distrutte e faticano a ricomporsi. Futaba, uno dei due comuni che ospitano la centrale, è forse il caso più emblematico. Prima dello tsunami e dell’incidente contava circa 𝟕.𝟎𝟎𝟎 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢. Oggi i residenti stabili sono poco 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚𝐢𝐨: appena l’1–2% della popolazione originaria.
Nella vicina Ōkuma, l’altro comune sede dell’impianto, prima del 2011 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟏𝟏.𝟓𝟎𝟎 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞. Oggi i residenti sono 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐥𝐥𝐞, meno del 10% della popolazione di allora. Parte del territorio è stata destinata al grande sito di stoccaggio temporaneo dei materiali radioattivi raccolti durante la decontaminazione dell’area.
Altri comuni evacuati mostrano tassi di ritorno più alti, ma comunque lontani dai livelli precedenti. A Tomioka è tornato circa 𝐮𝐧 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐭𝐨 degli abitanti; a Namie poco più di 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐮 𝐝𝐢𝐞𝐜𝐢.
Nel complesso, nei sette comuni completamente evacuati attorno alla centrale vive oggi meno di un quinto degli abitanti di prima del disastro.
𝟐𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐞 e molte comunità non torneranno più come prima, perché una comunità non si rigenera per legge, e 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐚̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐚𝐫𝐜𝐢𝐫𝐥𝐢.
#Fukushima #nucleare #energianucleare #sicurezzanucleare #tsunami #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #scorieradioattive #scorie #radioattività #SMR #costinucleare #toscanasostenibile #agenda2030
Quindici anni dopo il disastro di Fukushima è giusto parlare delle persone che quella zona l’hanno abitata e che l`hanno abbandonata. Perché la gravita dei disastri non si `valuta` solo con una macabra contabilità dei morti e la distruzione di una comunità è una tragedia. A 𝐅𝐮𝐤𝐮𝐬𝐡𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐞, famiglie e vicinati si sono dispersi, paesi interi hanno perso la trama quotidiana che li teneva insieme. Intere comunità sono state distrutte e faticano a ricomporsi. Futaba, uno dei due comuni che ospitano la centrale, è forse il caso più emblematico. Prima dello tsunami e dell’incidente contava circa 𝟕.𝟎𝟎𝟎 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢. Oggi i residenti stabili sono poco 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚𝐢𝐨: appena l’1–2% della popolazione originaria.
Nella vicina Ōkuma, l’altro comune sede dell’impianto, prima del 2011 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟏𝟏.𝟓𝟎𝟎 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞. Oggi i residenti sono 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐥𝐥𝐞, meno del 10% della popolazione di allora. Parte del territorio è stata destinata al grande sito di stoccaggio temporaneo dei materiali radioattivi raccolti durante la decontaminazione dell’area.
Altri comuni evacuati mostrano tassi di ritorno più alti, ma comunque lontani dai livelli precedenti. A Tomioka è tornato circa 𝐮𝐧 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐭𝐨 degli abitanti; a Namie poco più di 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐮 𝐝𝐢𝐞𝐜𝐢.
Nel complesso, nei sette comuni completamente evacuati attorno alla centrale vive oggi meno di un quinto degli abitanti di prima del disastro.
𝟐𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐞 e molte comunità non torneranno più come prima, perché una comunità non si rigenera per legge, e 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐚̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐚𝐫𝐜𝐢𝐫𝐥𝐢.
#Fukushima #nucleare #energianucleare #sicurezzanucleare #tsunami #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #scorieradioattive #scorie #radioattività #SMR #costinucleare #toscanasostenibile #agenda2030
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Alla fine il governo si è rimangiato le promesse sul rigassificatore di Piombino

Il governo si è rimangiato le promesse sul rigassificatore di Piombino
L’autorizzazione in scadenza a luglio è stata prorogata, mentre la Toscana sta ancora aspettando le opere garantite come compensazione
ilpost.link
#Volta, la sua invenzione più celebre, la #pila elettrica, fu l’inizio di una trasformazione destinata a cambiare il mondo. Il primo tentativo di rispondere a una domanda che è ancora di incredibile attualità: come immagazzinare e rendere disponibile l’#energia #elettrica?

“Volta: l’energia della scienza” è un videopodcast in quattro episodi realizzato con la Fondazione Alessandro Volta.
In questo primo episodio, dedicato al contributo scientifico di Volta, @Raff_Danna dialoga con Paolo Mazzarello e Lucio Fregonese:
https://youtu.be/Adxx3BHz3lk?is=UyZzBu-M_XyTKWyi
Giani: no alla proroga del #rigassificatore di #Piombino
https://www.toscana-notizie.it/-/rigassificatore-giani-senza-interventi-di-compensazione-non-firmo-proroga-per-piombino-
A Rapolano (Si) è in funzione il primo impianto di #riciclo in #Toscana di #pannellifotovoltaici. Può trattare 9.000 tonnellate all'anno di materiali che altrimenti finirebbero in #discarica. Permette di recuperare alluminio, vetro, silicio e rame https://www.toscana-notizie.it/-/rapolano-si-giani-visita-il-primo-impianto-della-toscana-che-ricicla-pannelli-fotovoltaici
Ogni dollaro investito nelle energie #rinnovabili crea 3 volte più posti di lavoro rispetto all'industria dei combustibili #fossili.

Every dollar of investment in renewables creates 3x more jobs than the fossil fuel industry.
The @IEA estimates about 5 million jobs in fossil fuel production could be lost by 2030, while an estimated 14 million new jobs would be created in clean energy, resulting in a net gain
Plures su @SkyTG24.
A Firenze sensori nelle postazioni interrate e sistemi basati su intelligenza artificiale permettono di monitorare il servizio in tempo reale, riducendo passaggi inutili dei mezzi e l’impatto ambientale.
#Plures #SmartCity #Innovazione
Snam sale al 100% del rigassificatore di Livorno per 129 milioni. Garantisce l'8% del fabbisogno di gas complessivo del paese #ANSA

Snam sale al 100% del rigassificatore di Livorno per 129 milioni - Notizie - Ansa.it
Snam è salita al 100% del rigassificatore di Livorno (Olt) per 129 milioni. (ANSA)
ow.ly
#ambiente #cittàsostenibili #sostenibilità #infrastruttureverdi
Forestazione urbana: le città come laboratori di sperimentazione ecologica su scala planetaria. Le infrastrutture verdi assumono un ruolo strutturale e non accessorio e serve competenza interdisciplinare condivisa.
#città #verde #alberi #ambiente
https://www.georgofili.info/contenuti/riflessioni-di-un-ricercatore-forestale-intorno-al-dialogo-tra-architettura-e-natura/33477
#Barontini: “Come Regione vogliamo continuare a mantenere aperto un dialogo costruttivo con le imprese valorizzando le buone pratiche e accompagnando un percorso di #sostenibilità che rappresenta un elemento strategico per il territorio”
#sconomiacircolare
https://www.toscana-notizie.it/-/comparto-cartario-ed-economia-circolare-barontini-elemento-strategico-per-il-territorio-
Quasi 1,3 miliardi di richieste in pochi giorni: il boom del #ContoTermico dimostra che la #transizioneenergetica e l’#efficientamento in Italia sono una priorità reale per PA, imprese e cittadini. Con la #crisienergetica aggravata dalla #guerra, dovremmo investirci ancora di più

Il superbonus dei piccoli Comuni fa sballare il Conto termico 3.0 https://www.ilsole24ore.com/art/il-superbonus-piccoli-comuni-fa-sballare-conto-termico-30-AI2lHIkB?utm_term=Autofeed&utm_medium=TWSole24Ore&utm_source=Twitter#Echobox=1772605178
Hai un'idea green?
È il momento di realizzarla!
Vai all’Avviso ufficiale sul sito della Regione Toscana
Hai un progetto per accelerare la transizione ecologica in Toscana?
La Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sostiene iniziative innovative per la sostenibilità e la tutela ambientale.
È attivo il terzo avviso per la presentazione dei progetti: scopri come partecipare e diventare protagonista del cambiamento.
Hai un progetto per accelerare la transizione ecologica in Toscana?
La Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sostiene iniziative innovative per la sostenibilità e la tutela ambientale.
È attivo il terzo avviso per la presentazione dei progetti: scopri come partecipare e diventare protagonista del cambiamento.
TOSCANA 2030
Scopri i 17 obiettivi per trasformare il mondo: dalla tutela ambientale alla sostenibilità sociale ed economica.
La Toscana fa la sua parte: fai la tua!
L’Unione Europea ha creato un meccanismo limpido e ambizioso: il Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS), pensato per trasformare i soldi delle emissioni in investimenti reali per il clima. Ogni impresa che inquina deve ‘𝐩𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 ...𝐟𝐚𝐫𝐥𝐨’, 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚. Semplice, lineare, efficace.
Eppure,𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, questo meccanismo snello e funzionale 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐢: dei circa 15,6 miliardi di euro ricavati dalle aste ETS, si stima che 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝟗 % 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐨 per la lotta ai cambiamenti climatici. Un dato sotto il minimo obbligatorio del 50 %, previsto fino al 2023, e ovviamente ancora più basso rispetto al nuovo obbligo del 100 %.
Ma allora 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐝𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, a cui i Paesi che applicano l’ETS correttamente si oppongono vedendone i benefici, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞? E, soprattutto, usare subito questi miliardi per una vera transizione energetica? Denaro che potrebbe rendere le bollette più sostenibili finanziando rinnovabili, reti intelligenti e sistemi di accumulo.
𝐀𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐄𝐓𝐒 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 significa fare esattamente ciò per cui sono stati creati: energia pulita, infrastrutture verdi e bollette più leggere per tutti, senza cercare giustificazioni o scorciatoie.
#ETS #TransizioneEnergetica #caroenergia #gas #petrolio #rinnovabili #energiarinnovabile #cambiamentoclimatico #svilupposostenibile #agenda2030 #toscanasostenibile #decarbonizzazione #CO2 #gasserra
Alla fine il governo si è rimangiato le promesse sul rigassificatore di Piombino

L’autorizzazione in scadenza a luglio è stata prorogata, mentre la Toscana sta ancora aspettando le opere garantite come compensazione
ilpost.link#Volta, la sua invenzione più celebre, la #pila elettrica, fu l’inizio di una trasformazione destinata a cambiare il mondo. Il primo tentativo di rispondere a una domanda che è ancora di incredibile attualità: come immagazzinare e rendere disponibile l’#energia #elettrica?

“Volta: l’energia della scienza” è un videopodcast in quattro episodi realizzato con la Fondazione Alessandro Volta.
In questo primo episodio, dedicato al contributo scientifico di Volta, @Raff_Danna dialoga con Paolo Mazzarello e Lucio Fregonese:
https://youtu.be/Adxx3BHz3lk?is=UyZzBu-M_XyTKWyi
Solare ed eolico sono raccontati da qualcuno come fonti energetiche imprevedibili e difficili da integrare nella rete elettrica. In realtà, grazie a progressi tecnologici e metodologici dell’ultimo decennio, queste fonti intermittenti stanno diventando sempre più ...𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Tre elementi principali ne rendono possibile la gestione avanzata: intelligenza artificiale, previsioni meteorologiche oramai affidabilissime sulle 48 ore e sistemi di accumulo energetico.
Le moderne tecniche di 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨𝐫𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 permettono oggi di stimare con precisione la radiazione solare e la velocità del vento fino a 48 ore in anticipo. Ciò consente agli operatori di rete di pianificare la produzione rinnovabile quasi come se fosse stabile, riducendo la necessità di ricorrere a centrali fossili di riserva. Ma le fluttuazioni rimangono inevitabili: è qui che l’𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 gioca un ruolo chiave. Nei momenti di surplus, le batterie si caricano; nei momenti di deficit, forniscono energia, riducendo drasticamente la necessità di centrali convenzionali.
L’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 rende la programmazione delle fonti intermittenti ancora più raffinata. Algoritmi predittivi analizzano dati storici, misure locali e immagini satellitari, ottimizzando le previsioni e migliorando la precisione della programmazione. Inoltre, l’IA coordina in tempo reale batterie, solare, eolico, idroelettrico e domanda flessibile, trasformando la gestione 𝐝𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, massimizzando l’efficienza e la sostenibilità.
In sintesi, solare ed eolico non sono più semplici fonti variabili, ma diventano componenti programmabili e strategiche della rete elettrica. Grazie all’integrazione di previsioni meteorologiche, accumulo e IA, la loro gestione diventerà sempre più precisa e affidabile, per un servizio energetico stabile ed efficiente.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
Nel 2024 in Italia il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nel 63% delle ore. Un dato che fotografa quanto il nostro sistema energetico resti ancora fortemente legato a una materia prima importata e soggetta a forti oscillazioni di prezzo. Per cambiare questo rapporto la strada è una ...sola: 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 nel mix energetico.
L’aumento FER contribuisce infatti a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚. Solare ed eolico immettono nel mercato elettricità con costi marginali molto bassi, spostando verso il basso il prezzo di equilibrio. Questo meccanismo riduce l’esposizione alla 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬.
Indipendenza energetica e riduzione dei costi passano necessariamente da un’accelerazione sulle rinnovabili. I numeri mostrano che questa direzione produce risultati concreti. In 20 anni 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐞' 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟒𝟎%, mentre quella da fonti rinnovabili è triplicata.
Parallelamente a livello globale: tra il 2010 e il 2024 il costo medio del solare è diminuito del 90% e quello dell’eolico del 70%. In queste condizioni rallentare la transizione non avrebbe alcuna logica economica, prima che climatica.
L’Europa, del resto, sta già andando in questa direzione: nel 2025 nel continente per la prima volta solare ed eolico hanno superato le fonti fossili nella generazione elettrica, con una quota del 30% contro il 29%.Nello stesso anno 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞' 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝟔𝟏 𝐓𝐖𝐡 (+19,8%), un incremento pari alla produzione annua di 3 centrali nucleari francesi, portando così le fonti rinnovabili a coprire quasi la metà del fabbisogno elettrico europeo. Un aumento di questa entità con il nucleare avrebbe richiesto investimenti molto più alti e tempi non quantificabili, come dimostrano gli ultimi impianti in Europa.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #gas #fontifossili #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #nucleare #energianucleare #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
La crisi petrolifera del 1973: la riduzione di circa il 7% del petrolio mondiale causò, in termini energetici complessivi, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟑% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞. ...Abbastanza per destabilizzare l’intero sistema economico.
La chiusura dello Stretto di Hormuz: da lì passa circa il 17% del petrolio mondiale (circa il 13% anche con deviazioni) e circa il 20% del GNL globale. Nel complesso lo shock toglierebbe circa 𝐢𝐥 𝟓–𝟔% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞, quasi il doppio del 1973.
Un’obiezione comune è che gran parte del petrolio di Hormuz vada in Asia. Ma nel 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 conta il prezzo, non la destinazione: se l’offerta cala, i flussi si riorganizzano, ma i prezzi salgono ovunque, con Europa, Asia e Americhe a competere per gli stessi barili.
Inoltre è vero che la 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 è cambiata ma non abbastanza: il petrolio resta dominante nei trasporti (92–95% dei consumi). Il gas è invece cruciale per elettricità, riscaldamento e industria. Uno shock su entrambi colpirebbe mobilità, energia, agricoltura e industria.
La differenza forse più importante rispetto agli anni Settanta è che 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞' 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨: i prezzi dell’energia influenzano subito inflazione, tassi e mercati, propagando lo shock molto più rapidamente.
Per questo la domanda “è la crisi energetica più grave di sempre?” non ha una risposta semplice. La gravità della crisi dipende dalla durata: settimane sarebbero gestibili con scorte e riallocazioni, mesi potrebbero rendere lo shock senza precedenti, per la quantità di offerta persa e il ruolo he oggi ha il gas. 𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢: nel 1973 il 3% dell’energia persa cambiò l’economia; oggi un calo del 5–6% potrebbe avere effetti ancora più profondi
#gas #petrolio #stagflazione #inflazione #caroenergia #StrettodiHormuz #Hormuz #crisidiHormuz #indipendenzaenergetica #rinnovabili #transizioneenergetica #toscanasostenibile #agenda2030 #energia #crisienergetica
Nel 2023 il governo aveva annunciato che il Deposito Nazionale delle scorie sarebbe entrato in esercizio nel 2030, con possibile slittamento al 2031. Ora, durante le audizioni alla Camera sul nucleare, emerge che la nuova previsione spinge l’apertura al 2041.
Il costo del solo decommissioning... (smantellamento delle centrali dismesse, bonifica dei siti e gestione dei rifiuti radioattivi) raggiunge 11 miliardi di euro, 2,8 miliardi in più rispetto alle stime precedenti, con 10 anni di ritardo sul programma complessivo.
Nonostante proclami e annunci, la realizzazione resta lontana, anche per un percorso decisionale complesso e poco condiviso. Il rinvio pesa economicamente: circa il 40% dei rifiuti da stoccare proviene da attività industriali, di ricerca e sanitarie, non solo dagli impianti dismessi.
Resta aperto il problema del rientro dei rifiuti vetrificati derivanti dal combustibile irraggiato, oggi ancora all’estero. Il decommissioning procede a passo di lumaca: dopo oltre 20 anni, l’avanzamento complessivo è solo del 32%.
È naturale chiedersi: nuove centrali mentre non siamo ancora in grado di risolvere problemi ereditati dal passato? Un Paese serio deve prima chiudere i conti con il proprio passato, completando il Deposito nazionale e il decommissioning in modo trasparente ed efficiente.
#scorieradioattive #scorie #radioattività #depositonazionale #decommissioning #nucleare #energianucleare #SMR #costinucleare #sicurezzanucleare #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #toscanasostenibile #agenda2030
“Se con il decreto è stato prolungato ciò che riguarda l'autorizzazione del rigassificatore di Piombino, questa volta io quelle dieci opere di compensazione per il territorio le voglio, altrimenti non firmo”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, parlando con i ...giornalisti a Firenze sulla proroga della permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino.
Giani ha fatto riferimento all'articolo 9 del decreto legge 32 che al comma quinto disciplina il prolungamento del rigassificatore a Piombino, ricordando che quel testo ha una formulazione precisa: “Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell'agosto del 2022, il posizionamento. In quell'atto c'è scritto, con molta chiarezza, che accanto all'autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi”.
“Anche se l'avevo concordato con il presidente Draghi - ha concluso Giani - il presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo”.
#piombino #gas #rigassificatore #rigassificatorepiombino #livorno #Giani #EugenioGiani #Toscana #RegioneToscana #toscanasostenibile #agenda2030 #gasnaturaleliquefatto #GNL #LNG
Giani: no alla proroga del #rigassificatore di #Piombino
https://www.toscana-notizie.it/-/rigassificatore-giani-senza-interventi-di-compensazione-non-firmo-proroga-per-piombino-
L’Europa dipende fortemente dal petrolio estero: circa 𝐢𝐥 𝟗𝟕% 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐞' 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨, e di questo il 𝟔𝟓% 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐢 ...𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢. Questa dipendenza rende il continente vulnerabile a fluttuazioni dei prezzi e tensioni geopolitiche.
𝐋’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨. Il nostro Paese importa oltre il 94% del petrolio e oltre il 90% dell’energia utilizzata nei trasporti proviene da prodotti petroliferi come benzina, diesel e cherosene. Automobili, camion, aerei e navi dipendono quindi quasi interamente dal petrolio importato, con impatti diretti su economia e costi per famiglie e imprese.
La transizione verso 𝐯𝐞𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐞 per ridurre questa dipendenza:
1. Riduzione della dipendenza dal petrolio importato: ogni auto elettrica o autobus elettrico in meno sulle strade significa meno petrolio acquistato dall’estero.
2. Sovranità energetica: l’elettricità può essere prodotta da fonti rinnovabili locali, diminuendo l’esposizione a shock internazionali.
3. Sostenibilità ambientale: con l’aumento della produzione di energia pulita, i veicoli elettrici producono significativamente meno emissioni rispetto ai mezzi tradizionali.
4. Innovazione e rilancio industriale: la produzione di veicoli elettrici e batterie stimola l’economia e crea posti di lavoro ad alta tecnologia.
Accelerare la mobilità elettrica non è solo una scelta ambientale, ma una 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚. Ridurre il consumo di petrolio significa 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐮𝐥𝐧𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 e dell’Europa, liberare risorse e costruire un sistema energetico più resiliente e sostenibile per il futuro.
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Solare ed eolico sono raccontati da qualcuno come fonti energetiche imprevedibili e difficili da integrare nella rete elettrica. In realtà, grazie a progressi tecnologici e metodologici dell’ultimo decennio, queste fonti intermittenti stanno diventando sempre più 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Tre elementi principali ne rendono possibile la gestione avanzata: intelligenza artificiale, previsioni meteorologiche oramai affidabilissime sulle 48 ore e sistemi di accumulo energetico.
Le moderne tecniche di 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨𝐫𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 permettono oggi di stimare con precisione la radiazione solare e la velocità del vento fino a 48 ore in anticipo. Ciò consente agli operatori di rete di pianificare la produzione rinnovabile quasi come se fosse stabile, riducendo la necessità di ricorrere a centrali fossili di riserva. Ma le fluttuazioni rimangono inevitabili: è qui che l’𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 gioca un ruolo chiave. Nei momenti di surplus, le batterie si caricano; nei momenti di deficit, forniscono energia, riducendo drasticamente la necessità di centrali convenzionali.
L’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 rende la programmazione delle fonti intermittenti ancora più raffinata. Algoritmi predittivi analizzano dati storici, misure locali e immagini satellitari, ottimizzando le previsioni e migliorando la precisione della programmazione. Inoltre, l’IA coordina in tempo reale batterie, solare, eolico, idroelettrico e domanda flessibile, trasformando la gestione 𝐝𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, massimizzando l’efficienza e la sostenibilità.
In sintesi, solare ed eolico non sono più semplici fonti variabili, ma diventano componenti programmabili e strategiche della rete elettrica. Grazie all’integrazione di previsioni meteorologiche, accumulo e IA, la loro gestione diventerà sempre più precisa e affidabile, per un servizio energetico stabile ed efficiente.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
Solare ed eolico sono raccontati da qualcuno come fonti energetiche imprevedibili e difficili da integrare nella rete elettrica. In realtà, grazie a progressi tecnologici e metodologici dell’ultimo decennio, queste fonti intermittenti stanno diventando sempre più 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Tre elementi principali ne rendono possibile la gestione avanzata: intelligenza artificiale, previsioni meteorologiche oramai affidabilissime sulle 48 ore e sistemi di accumulo energetico.
Le moderne tecniche di 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨𝐫𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 permettono oggi di stimare con precisione la radiazione solare e la velocità del vento fino a 48 ore in anticipo. Ciò consente agli operatori di rete di pianificare la produzione rinnovabile quasi come se fosse stabile, riducendo la necessità di ricorrere a centrali fossili di riserva. Ma le fluttuazioni rimangono inevitabili: è qui che l’𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 gioca un ruolo chiave. Nei momenti di surplus, le batterie si caricano; nei momenti di deficit, forniscono energia, riducendo drasticamente la necessità di centrali convenzionali.
L’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 rende la programmazione delle fonti intermittenti ancora più raffinata. Algoritmi predittivi analizzano dati storici, misure locali e immagini satellitari, ottimizzando le previsioni e migliorando la precisione della programmazione. Inoltre, l’IA coordina in tempo reale batterie, solare, eolico, idroelettrico e domanda flessibile, trasformando la gestione 𝐝𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, massimizzando l’efficienza e la sostenibilità.
In sintesi, solare ed eolico non sono più semplici fonti variabili, ma diventano componenti programmabili e strategiche della rete elettrica. Grazie all’integrazione di previsioni meteorologiche, accumulo e IA, la loro gestione diventerà sempre più precisa e affidabile, per un servizio energetico stabile ed efficiente.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
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Nel 2024 in Italia il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nel 63% delle ore. Un dato che fotografa quanto il nostro sistema energetico resti ancora fortemente legato a una materia prima importata e soggetta a forti oscillazioni di prezzo. Per cambiare questo rapporto la strada è una sola: 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 nel mix energetico.
L’aumento FER contribuisce infatti a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚. Solare ed eolico immettono nel mercato elettricità con costi marginali molto bassi, spostando verso il basso il prezzo di equilibrio. Questo meccanismo riduce l’esposizione alla 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬.
Indipendenza energetica e riduzione dei costi passano necessariamente da un’accelerazione sulle rinnovabili. I numeri mostrano che questa direzione produce risultati concreti. In 20 anni 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐞` 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟒𝟎%, mentre quella da fonti rinnovabili è triplicata.
Parallelamente a livello globale: tra il 2010 e il 2024 il costo medio del solare è diminuito del 90% e quello dell’eolico del 70%. In queste condizioni rallentare la transizione non avrebbe alcuna logica economica, prima che climatica.
L’Europa, del resto, sta già andando in questa direzione: nel 2025 nel continente per la prima volta solare ed eolico hanno superato le fonti fossili nella generazione elettrica, con una quota del 30% contro il 29%.Nello stesso anno 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞` 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝟔𝟏 𝐓𝐖𝐡 (+19,8%), un incremento pari alla produzione annua di 3 centrali nucleari francesi, portando così le fonti rinnovabili a coprire quasi la metà del fabbisogno elettrico europeo. Un aumento di questa entità con il nucleare avrebbe richiesto investimenti molto più alti e tempi non quantificabili, come dimostrano gli ultimi impianti in Europa.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #gas #fontifossili #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #nucleare #energianucleare #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
Nel 2024 in Italia il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nel 63% delle ore. Un dato che fotografa quanto il nostro sistema energetico resti ancora fortemente legato a una materia prima importata e soggetta a forti oscillazioni di prezzo. Per cambiare questo rapporto la strada è una sola: 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 nel mix energetico.
L’aumento FER contribuisce infatti a 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚. Solare ed eolico immettono nel mercato elettricità con costi marginali molto bassi, spostando verso il basso il prezzo di equilibrio. Questo meccanismo riduce l’esposizione alla 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬.
Indipendenza energetica e riduzione dei costi passano necessariamente da un’accelerazione sulle rinnovabili. I numeri mostrano che questa direzione produce risultati concreti. In 20 anni 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐞` 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟒𝟎%, mentre quella da fonti rinnovabili è triplicata.
Parallelamente a livello globale: tra il 2010 e il 2024 il costo medio del solare è diminuito del 90% e quello dell’eolico del 70%. In queste condizioni rallentare la transizione non avrebbe alcuna logica economica, prima che climatica.
L’Europa, del resto, sta già andando in questa direzione: nel 2025 nel continente per la prima volta solare ed eolico hanno superato le fonti fossili nella generazione elettrica, con una quota del 30% contro il 29%.Nello stesso anno 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞` 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝟔𝟏 𝐓𝐖𝐡 (+19,8%), un incremento pari alla produzione annua di 3 centrali nucleari francesi, portando così le fonti rinnovabili a coprire quasi la metà del fabbisogno elettrico europeo. Un aumento di questa entità con il nucleare avrebbe richiesto investimenti molto più alti e tempi non quantificabili, come dimostrano gli ultimi impianti in Europa.
#transizionenergetica #fotovoltaico #eolico #solare #geotermia #gas #fontifossili #rinnovabili #energiarinnovabile #accumuli #batterie #nucleare #energianucleare #indipendenzaenergetica #sicurezzaenergetica #toscanasostenibile #agenda2030
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La crisi petrolifera del 1973: la riduzione di circa il 7% del petrolio mondiale causò, in termini energetici complessivi, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟑% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞. Abbastanza per destabilizzare l’intero sistema economico.
La chiusura dello Stretto di Hormuz: da lì passa circa il 17% del petrolio mondiale (circa il 13% anche con deviazioni) e circa il 20% del GNL globale. Nel complesso lo shock toglierebbe circa 𝐢𝐥 𝟓–𝟔% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞, quasi il doppio del 1973.
Un’obiezione comune è che gran parte del petrolio di Hormuz vada in Asia. Ma nel 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 conta il prezzo, non la destinazione: se l’offerta cala, i flussi si riorganizzano, ma i prezzi salgono ovunque, con Europa, Asia e Americhe a competere per gli stessi barili.
Inoltre è vero che la 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 è cambiata ma non abbastanza: il petrolio resta dominante nei trasporti (92–95% dei consumi). Il gas è invece cruciale per elettricità, riscaldamento e industria. Uno shock su entrambi colpirebbe mobilità, energia, agricoltura e industria.
La differenza forse più importante rispetto agli anni Settanta è che 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞` 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨: i prezzi dell’energia influenzano subito inflazione, tassi e mercati, propagando lo shock molto più rapidamente.
Per questo la domanda “è la crisi energetica più grave di sempre?” non ha una risposta semplice. La gravità della crisi dipende dalla durata: settimane sarebbero gestibili con scorte e riallocazioni, mesi potrebbero rendere lo shock senza precedenti, per la quantità di offerta persa e il ruolo he oggi ha il gas. 𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢: nel 1973 il 3% dell’energia persa cambiò l’economia; oggi un calo del 5–6% potrebbe avere effetti ancora più profondi
#gas #petrolio #stagflazione #inflazione #caroenergia #StrettodiHormuz #Hormuz #crisidiHormuz #indipendenzaenergetica #rinnovabili #transizioneenergetica #toscanasostenibile #agenda2030 #energia #crisienergetica
La crisi petrolifera del 1973: la riduzione di circa il 7% del petrolio mondiale causò, in termini energetici complessivi, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟑% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞. Abbastanza per destabilizzare l’intero sistema economico.
La chiusura dello Stretto di Hormuz: da lì passa circa il 17% del petrolio mondiale (circa il 13% anche con deviazioni) e circa il 20% del GNL globale. Nel complesso lo shock toglierebbe circa 𝐢𝐥 𝟓–𝟔% 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞, quasi il doppio del 1973.
Un’obiezione comune è che gran parte del petrolio di Hormuz vada in Asia. Ma nel 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 conta il prezzo, non la destinazione: se l’offerta cala, i flussi si riorganizzano, ma i prezzi salgono ovunque, con Europa, Asia e Americhe a competere per gli stessi barili.
Inoltre è vero che la 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 è cambiata ma non abbastanza: il petrolio resta dominante nei trasporti (92–95% dei consumi). Il gas è invece cruciale per elettricità, riscaldamento e industria. Uno shock su entrambi colpirebbe mobilità, energia, agricoltura e industria.
La differenza forse più importante rispetto agli anni Settanta è che 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞` 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨: i prezzi dell’energia influenzano subito inflazione, tassi e mercati, propagando lo shock molto più rapidamente.
Per questo la domanda “è la crisi energetica più grave di sempre?” non ha una risposta semplice. La gravità della crisi dipende dalla durata: settimane sarebbero gestibili con scorte e riallocazioni, mesi potrebbero rendere lo shock senza precedenti, per la quantità di offerta persa e il ruolo he oggi ha il gas. 𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢: nel 1973 il 3% dell’energia persa cambiò l’economia; oggi un calo del 5–6% potrebbe avere effetti ancora più profondi
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Nel 2023 il governo aveva annunciato che il Deposito Nazionale delle scorie sarebbe entrato in esercizio nel 2030, con possibile slittamento al 2031. Ora, durante le audizioni alla Camera sul nucleare, emerge che la nuova previsione spinge l’apertura al 2041.
Il costo del solo decommissioning (smantellamento delle centrali dismesse, bonifica dei siti e gestione dei rifiuti radioattivi) raggiunge 11 miliardi di euro, 2,8 miliardi in più rispetto alle stime precedenti, con 10 anni di ritardo sul programma complessivo.
Nonostante proclami e annunci, la realizzazione resta lontana, anche per un percorso decisionale complesso e poco condiviso. Il rinvio pesa economicamente: circa il 40% dei rifiuti da stoccare proviene da attività industriali, di ricerca e sanitarie, non solo dagli impianti dismessi.
Resta aperto il problema del rientro dei rifiuti vetrificati derivanti dal combustibile irraggiato, oggi ancora all’estero. Il decommissioning procede a passo di lumaca: dopo oltre 20 anni, l’avanzamento complessivo è solo del 32%.
È naturale chiedersi: nuove centrali mentre non siamo ancora in grado di risolvere problemi ereditati dal passato? Un Paese serio deve prima chiudere i conti con il proprio passato, completando il Deposito nazionale e il decommissioning in modo trasparente ed efficiente.
#scorieradioattive #scorie #radioattività #depositonazionale #decommissioning #nucleare #energianucleare #SMR #costinucleare #sicurezzanucleare #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #toscanasostenibile #agenda2030
Nel 2023 il governo aveva annunciato che il Deposito Nazionale delle scorie sarebbe entrato in esercizio nel 2030, con possibile slittamento al 2031. Ora, durante le audizioni alla Camera sul nucleare, emerge che la nuova previsione spinge l’apertura al 2041.
Il costo del solo decommissioning (smantellamento delle centrali dismesse, bonifica dei siti e gestione dei rifiuti radioattivi) raggiunge 11 miliardi di euro, 2,8 miliardi in più rispetto alle stime precedenti, con 10 anni di ritardo sul programma complessivo.
Nonostante proclami e annunci, la realizzazione resta lontana, anche per un percorso decisionale complesso e poco condiviso. Il rinvio pesa economicamente: circa il 40% dei rifiuti da stoccare proviene da attività industriali, di ricerca e sanitarie, non solo dagli impianti dismessi.
Resta aperto il problema del rientro dei rifiuti vetrificati derivanti dal combustibile irraggiato, oggi ancora all’estero. Il decommissioning procede a passo di lumaca: dopo oltre 20 anni, l’avanzamento complessivo è solo del 32%.
È naturale chiedersi: nuove centrali mentre non siamo ancora in grado di risolvere problemi ereditati dal passato? Un Paese serio deve prima chiudere i conti con il proprio passato, completando il Deposito nazionale e il decommissioning in modo trasparente ed efficiente.
#scorieradioattive #scorie #radioattività #depositonazionale #decommissioning #nucleare #energianucleare #SMR #costinucleare #sicurezzanucleare #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #toscanasostenibile #agenda2030
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“Se con il decreto è stato prolungato ciò che riguarda l`autorizzazione del rigassificatore di Piombino, questa volta io quelle dieci opere di compensazione per il territorio le voglio, altrimenti non firmo”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, parlando con i giornalisti a Firenze sulla proroga della permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino.
Giani ha fatto riferimento all`articolo 9 del decreto legge 32 che al comma quinto disciplina il prolungamento del rigassificatore a Piombino, ricordando che quel testo ha una formulazione precisa: “Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell`agosto del 2022, il posizionamento. In quell`atto c`è scritto, con molta chiarezza, che accanto all`autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi”.
“Anche se l`avevo concordato con il presidente Draghi - ha concluso Giani - il presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo”.
#piombino #gas #rigassificatore #rigassificatorepiombino #livorno #Giani #EugenioGiani #Toscana #RegioneToscana #toscanasostenibile #agenda2030 #gasnaturaleliquefatto #GNL #LNG
“Se con il decreto è stato prolungato ciò che riguarda l`autorizzazione del rigassificatore di Piombino, questa volta io quelle dieci opere di compensazione per il territorio le voglio, altrimenti non firmo”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, parlando con i giornalisti a Firenze sulla proroga della permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino.
Giani ha fatto riferimento all`articolo 9 del decreto legge 32 che al comma quinto disciplina il prolungamento del rigassificatore a Piombino, ricordando che quel testo ha una formulazione precisa: “Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell`agosto del 2022, il posizionamento. In quell`atto c`è scritto, con molta chiarezza, che accanto all`autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi”.
“Anche se l`avevo concordato con il presidente Draghi - ha concluso Giani - il presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo”.
#piombino #gas #rigassificatore #rigassificatorepiombino #livorno #Giani #EugenioGiani #Toscana #RegioneToscana #toscanasostenibile #agenda2030 #gasnaturaleliquefatto #GNL #LNG
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L’Europa dipende fortemente dal petrolio estero: circa 𝐢𝐥 𝟗𝟕% 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐞` 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨, e di questo il 𝟔𝟓% 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢. Questa dipendenza rende il continente vulnerabile a fluttuazioni dei prezzi e tensioni geopolitiche.
𝐋’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨. Il nostro Paese importa oltre il 94% del petrolio e oltre il 90% dell’energia utilizzata nei trasporti proviene da prodotti petroliferi come benzina, diesel e cherosene. Automobili, camion, aerei e navi dipendono quindi quasi interamente dal petrolio importato, con impatti diretti su economia e costi per famiglie e imprese.
La transizione verso 𝐯𝐞𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐞 per ridurre questa dipendenza:
1. Riduzione della dipendenza dal petrolio importato: ogni auto elettrica o autobus elettrico in meno sulle strade significa meno petrolio acquistato dall’estero.
2. Sovranità energetica: l’elettricità può essere prodotta da fonti rinnovabili locali, diminuendo l’esposizione a shock internazionali.
3. Sostenibilità ambientale: con l’aumento della produzione di energia pulita, i veicoli elettrici producono significativamente meno emissioni rispetto ai mezzi tradizionali.
4. Innovazione e rilancio industriale: la produzione di veicoli elettrici e batterie stimola l’economia e crea posti di lavoro ad alta tecnologia.
Accelerare la mobilità elettrica non è solo una scelta ambientale, ma una 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚. Ridurre il consumo di petrolio significa 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐮𝐥𝐧𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 e dell’Europa, liberare risorse e costruire un sistema energetico più resiliente e sostenibile per il futuro.
#petrolio #carobenzina #benzina #diesel #mobilitàsostenibile #autonomiaenergetica #indipendenzaenergetica #transizioneenergetica #batteria #batterieauto #decarbonizzazione #autogreen #mobilitàaelettrica #autolelettrica #toscanasostenibile #agenda2030 #ricaricauto
L’Europa dipende fortemente dal petrolio estero: circa 𝐢𝐥 𝟗𝟕% 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐞` 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨, e di questo il 𝟔𝟓% 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢. Questa dipendenza rende il continente vulnerabile a fluttuazioni dei prezzi e tensioni geopolitiche.
𝐋’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨. Il nostro Paese importa oltre il 94% del petrolio e oltre il 90% dell’energia utilizzata nei trasporti proviene da prodotti petroliferi come benzina, diesel e cherosene. Automobili, camion, aerei e navi dipendono quindi quasi interamente dal petrolio importato, con impatti diretti su economia e costi per famiglie e imprese.
La transizione verso 𝐯𝐞𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐞 per ridurre questa dipendenza:
1. Riduzione della dipendenza dal petrolio importato: ogni auto elettrica o autobus elettrico in meno sulle strade significa meno petrolio acquistato dall’estero.
2. Sovranità energetica: l’elettricità può essere prodotta da fonti rinnovabili locali, diminuendo l’esposizione a shock internazionali.
3. Sostenibilità ambientale: con l’aumento della produzione di energia pulita, i veicoli elettrici producono significativamente meno emissioni rispetto ai mezzi tradizionali.
4. Innovazione e rilancio industriale: la produzione di veicoli elettrici e batterie stimola l’economia e crea posti di lavoro ad alta tecnologia.
Accelerare la mobilità elettrica non è solo una scelta ambientale, ma una 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚. Ridurre il consumo di petrolio significa 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐮𝐥𝐧𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 e dell’Europa, liberare risorse e costruire un sistema energetico più resiliente e sostenibile per il futuro.
#petrolio #carobenzina #benzina #diesel #mobilitàsostenibile #autonomiaenergetica #indipendenzaenergetica #transizioneenergetica #batteria #batterieauto #decarbonizzazione #autogreen #mobilitàaelettrica #autolelettrica #toscanasostenibile #agenda2030 #ricaricauto
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L`idrogeno è una fonte di energia ampiamente disponibile (è l’elemento chimico più abbondante in natura) ed il suo utilizzo non comporta l’emissione di anidride carbonica; per contro la sua produzione, stoccaggio, trasporto ed utilizzo in una cella a combustibile, presentano ancora importanti difficoltà. Particolarmente critici sono lo stoccaggio ed il trasporto: un serbatoio di idrogeno compresso ha una bassa densità di idrogeno ma un rischio di esplosione elevato; inoltre liquefare l’idrogeno richiede temperature estremamente basse e quindi un’elevato consumo di energia per il raffreddamento.
Per questo la ricerca si è orientata verso la messa a punto di vettori che prevedano lo stoccaggio dell’idrogeno in altri materiali allo stato liquido o solido. I vettori liquidi ad elevate densità di idrogeno presentano problemi come corrosività, tossicità e richiedono molta energia per la riemissione mediante riscaldamento. I vettori allo stato solido sono interessanti per la loro sicurezza e non tossicità ma, ad esempio le leghe metalliche, sono pesanti e le loro capacità d’immagazzinare idrogeno sono limitate. Per alcuni materiali allo stato solido è stato risolto il problema del rilascio dell’idrogeno a temperatura ambiente ma resta il problema della modesta capacità di stoccare idrogeno.
Un nuovo studio per l’accumulo a stato solido viene dal Giappone. Un gruppo di ricercatori si è concentrato nello studio del layered hydrogen silicane (L-HSi). Si tratta di un materiale solido, non tossico, leggero con una capacità di stoccaggio relativamente elevata e possibilità di rilascio in condizioni ambientali. L’L-Hsi è uno dei materiali solidi per l’accumulo d’idrogeno più interessanti tra quelli esaminati fino ad oggi.
#idrogeno #stoccaggioidrogeno #accumulo #transizioneenergetica #ricerca #scienza #toscanasostenibile #agenda2030
L`idrogeno è una fonte di energia ampiamente disponibile (è l’elemento chimico più abbondante in natura) ed il suo utilizzo non comporta l’emissione di anidride carbonica; per contro la sua produzione, stoccaggio, trasporto ed utilizzo in una cella a combustibile, presentano ancora importanti difficoltà. Particolarmente critici sono lo stoccaggio ed il trasporto: un serbatoio di idrogeno compresso ha una bassa densità di idrogeno ma un rischio di esplosione elevato; inoltre liquefare l’idrogeno richiede temperature estremamente basse e quindi un’elevato consumo di energia per il raffreddamento.
Per questo la ricerca si è orientata verso la messa a punto di vettori che prevedano lo stoccaggio dell’idrogeno in altri materiali allo stato liquido o solido. I vettori liquidi ad elevate densità di idrogeno presentano problemi come corrosività, tossicità e richiedono molta energia per la riemissione mediante riscaldamento. I vettori allo stato solido sono interessanti per la loro sicurezza e non tossicità ma, ad esempio le leghe metalliche, sono pesanti e le loro capacità d’immagazzinare idrogeno sono limitate. Per alcuni materiali allo stato solido è stato risolto il problema del rilascio dell’idrogeno a temperatura ambiente ma resta il problema della modesta capacità di stoccare idrogeno.
Un nuovo studio per l’accumulo a stato solido viene dal Giappone. Un gruppo di ricercatori si è concentrato nello studio del layered hydrogen silicane (L-HSi). Si tratta di un materiale solido, non tossico, leggero con una capacità di stoccaggio relativamente elevata e possibilità di rilascio in condizioni ambientali. L’L-Hsi è uno dei materiali solidi per l’accumulo d’idrogeno più interessanti tra quelli esaminati fino ad oggi.
#idrogeno #stoccaggioidrogeno #accumulo #transizioneenergetica #ricerca #scienza #toscanasostenibile #agenda2030
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Lo stabilimento di Semia Green è operativo da alcuni mesi ed è autorizzato al recupero di 𝟗.𝟎𝟎𝟎 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐢, pari a circa 200.000 moduli che altrimenti finirebbero in discarica. Grazie a un investimento di 4,5 milioni di euro e all’impiego di tecnologie avanzate, l’impianto consente di recuperare materiali preziosi come 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐦𝐢𝐧𝐢𝐨, 𝐯𝐞𝐭𝐫𝐨, 𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐞 𝐫𝐚𝐦𝐞, destinati alle filiere del riciclo per la produzione di nuovi beni.
Il riciclo del fotovoltaico è un settore destinato a crescere nei prossimi anni. In Italia, infatti, si stima che 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎𝟓𝟎 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟐,𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐚. Per questo molti osservatori indicano questo comparto come uno dei più promettenti, sia per i volumi di materiale da trattare sia per il suo impatto industriale.
L’impianto si inserisce in questo scenario con la capacità di recuperare fino al 95% delle componenti dei moduli solari. Dopo la realizzazione nel 2025 della prima sezione di lavorazione, nel 2026 entrerà in funzione anche la seconda linea.
Questo progetto non solo 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐦𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 qualificata sul territorio, con nuovi posti di lavoro diretti e indiretti che rafforzano l’economia locale
Con questa iniziativa la Toscana compie un passo avanti importante: non solo promuove l’energia pulita, ma si attrezza anche per gestirne in modo virtuoso l’intero ciclo di vita, 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞.
#economiacircolare #smaltimentorifiuti #pannellosolare #pannellovotovoltaico #solare #fotovoltaico #smaltimento #riciclo #materiaprimaseconda #silicio #rame #rinnovabili #energiarinnovabile #svilupposostenibile #agenda2030 #toscanasostenibile
Lo stabilimento di Semia Green è operativo da alcuni mesi ed è autorizzato al recupero di 𝟗.𝟎𝟎𝟎 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐢, pari a circa 200.000 moduli che altrimenti finirebbero in discarica. Grazie a un investimento di 4,5 milioni di euro e all’impiego di tecnologie avanzate, l’impianto consente di recuperare materiali preziosi come 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐦𝐢𝐧𝐢𝐨, 𝐯𝐞𝐭𝐫𝐨, 𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐞 𝐫𝐚𝐦𝐞, destinati alle filiere del riciclo per la produzione di nuovi beni.
Il riciclo del fotovoltaico è un settore destinato a crescere nei prossimi anni. In Italia, infatti, si stima che 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎𝟓𝟎 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟐,𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐚. Per questo molti osservatori indicano questo comparto come uno dei più promettenti, sia per i volumi di materiale da trattare sia per il suo impatto industriale.
L’impianto si inserisce in questo scenario con la capacità di recuperare fino al 95% delle componenti dei moduli solari. Dopo la realizzazione nel 2025 della prima sezione di lavorazione, nel 2026 entrerà in funzione anche la seconda linea.
Questo progetto non solo 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐦𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 qualificata sul territorio, con nuovi posti di lavoro diretti e indiretti che rafforzano l’economia locale
Con questa iniziativa la Toscana compie un passo avanti importante: non solo promuove l’energia pulita, ma si attrezza anche per gestirne in modo virtuoso l’intero ciclo di vita, 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞.
#economiacircolare #smaltimentorifiuti #pannellosolare #pannellovotovoltaico #solare #fotovoltaico #smaltimento #riciclo #materiaprimaseconda #silicio #rame #rinnovabili #energiarinnovabile #svilupposostenibile #agenda2030 #toscanasostenibile
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Ogni anno nel mondo si installano centinaia di gigawatt di solare ed eolico. Ma produrre energia pulita non basta: la vera sfida è 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨.
Le batterie stazionarie sono il cuore della transizione energetica. Fondamentali per stabilizzare le reti e stoccare l’energia prodotta per garantire continuità anche senza sole o vento. Il mercato globale delle batterie stazionarie è in rapida crescita: nel 2025 si stima un valore di circa 30 miliardi di dollari, con una 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐚 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝟏𝟓% e i costi delle batterie al litio sono crollati di oltre il 70% nell’ultimo decennio. Tecnologie emergenti come le batterie al sale o a flusso ridurranno ulteriormente i costi aprendo nuove possibilità per la diffusione su larga scala. Grazie a queste dinamiche economiche, si prevede che entro il 2030 la capacità globale di accumulo stazionario possa superare i 400 gigawatt.
Senza dimenticare quello che resta il vero protagonista mondiale dei sistemi di accumulo: il 𝐩𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨. Acqua pompata in bacini superiori quando c’è energia in eccesso, rilasciata per produrre elettricità quando serve. Il rendimento può superare il 75–80%. Oggi rappresenta oltre il 90% della capacità di accumulo mondiale, con circa 190 gigawatt installati, e il potenziale tecnico globale potrebbe essere dieci volte superiore.
La strategia che emerge è chiara: batterie per il medio/breve termine e pompaggio idroelettrico per il lungo periodo. Con tecnologie come l’𝐢𝐝𝐫𝐨𝐠𝐞𝐧𝐨 che possono completare questo quadro e permettere ai sistemi energetici di 𝐞𝐦𝐚𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐮𝐬𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐢𝐥𝐢.
#Fotovoltaico #EnergiaSolare #TransizioneEnergetica #Rinnovabili #EnergiaPulita #solare #energiarinnovabile #toscanasostenibile #agenda2030 #eolico #pompaggioidroelettrico #idrogenoverde #batterie #accumuli #batterielitio #batteriealsale #batterieaflusso
Ogni anno nel mondo si installano centinaia di gigawatt di solare ed eolico. Ma produrre energia pulita non basta: la vera sfida è 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨.
Le batterie stazionarie sono il cuore della transizione energetica. Fondamentali per stabilizzare le reti e stoccare l’energia prodotta per garantire continuità anche senza sole o vento. Il mercato globale delle batterie stazionarie è in rapida crescita: nel 2025 si stima un valore di circa 30 miliardi di dollari, con una 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐚 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝟏𝟓% e i costi delle batterie al litio sono crollati di oltre il 70% nell’ultimo decennio. Tecnologie emergenti come le batterie al sale o a flusso ridurranno ulteriormente i costi aprendo nuove possibilità per la diffusione su larga scala. Grazie a queste dinamiche economiche, si prevede che entro il 2030 la capacità globale di accumulo stazionario possa superare i 400 gigawatt.
Senza dimenticare quello che resta il vero protagonista mondiale dei sistemi di accumulo: il 𝐩𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐨𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨. Acqua pompata in bacini superiori quando c’è energia in eccesso, rilasciata per produrre elettricità quando serve. Il rendimento può superare il 75–80%. Oggi rappresenta oltre il 90% della capacità di accumulo mondiale, con circa 190 gigawatt installati, e il potenziale tecnico globale potrebbe essere dieci volte superiore.
La strategia che emerge è chiara: batterie per il medio/breve termine e pompaggio idroelettrico per il lungo periodo. Con tecnologie come l’𝐢𝐝𝐫𝐨𝐠𝐞𝐧𝐨 che possono completare questo quadro e permettere ai sistemi energetici di 𝐞𝐦𝐚𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐮𝐬𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐢𝐥𝐢.
#Fotovoltaico #EnergiaSolare #TransizioneEnergetica #Rinnovabili #EnergiaPulita #solare #energiarinnovabile #toscanasostenibile #agenda2030 #eolico #pompaggioidroelettrico #idrogenoverde #batterie #accumuli #batterielitio #batteriealsale #batterieaflusso
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🤝 Sconfiggere la povertà significa garantire dignità e opportunità per tutte e tutti.
È il Goal 1 dell’Agenda 2030, che invita istituzioni e comunità a contrastare ogni forma di povertà economica e sociale.
In Toscana, questo obiettivo guida la Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile – area Persone.
Secondo il Rapporto su Povertà e inclusione sociale, il 4,9% delle famiglie toscane vive sotto la soglia di povertà assoluta, con una maggiore incidenza tra famiglie con minorenni e nuclei monogenitore.
Per affrontare queste fragilità, la Regione realizza azioni coordinate per sostenere chi è più fragile e rafforzare il benessere della comunità:
📌 Sostegno ai redditi e inclusione sociale
📌 Servizi alle famiglie e politiche per la casa 🏠
📌 Accesso a istruzione 📚, lavoro 💼 e servizi
Combattere la povertà significa costruire comunità più giuste, inclusive e sostenibili, dove ogni persona possa sviluppare pienamente il proprio potenziale.
#ToscanaSostenibile #Agenda2030 #InclusioneSociale #SviluppoSostenibile
🤝 Sconfiggere la povertà significa garantire dignità e opportunità per tutte e tutti.
È il Goal 1 dell’Agenda 2030, che invita istituzioni e comunità a contrastare ogni forma di povertà economica e sociale.
In Toscana, questo obiettivo guida la Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile – area Persone.
Secondo il Rapporto su Povertà e inclusione sociale, il 4,9% delle famiglie toscane vive sotto la soglia di povertà assoluta, con una maggiore incidenza tra famiglie con minorenni e nuclei monogenitore.
Per affrontare queste fragilità, la Regione realizza azioni coordinate per sostenere chi è più fragile e rafforzare il benessere della comunità:
📌 Sostegno ai redditi e inclusione sociale
📌 Servizi alle famiglie e politiche per la casa 🏠
📌 Accesso a istruzione 📚, lavoro 💼 e servizi
Combattere la povertà significa costruire comunità più giuste, inclusive e sostenibili, dove ogni persona possa sviluppare pienamente il proprio potenziale.
#ToscanaSostenibile #Agenda2030 #InclusioneSociale #SviluppoSostenibile
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Negli ultimi anni l’energia è tornata protagonista dell’economia mondiale, ma non nella forma classica che ricordiamo: la ‘𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐟𝐞𝐫𝐚’ 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 ’𝟕𝟎, perchè 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐞` 𝐢𝐥 𝐠𝐚𝐬 a mostrare caratteristiche particolari, con effetti specifici su inflazione e crescita nella zona euro. Quando i prezzi del gas aumentano per problemi di offerta, 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞` 𝐝𝐮𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞: crescono i prezzi e rallenta l’attività economica, configurando una stagflazione. Uno shock negativo di offerta di gas nella zona euro ha effetti rilevanti: un aumento del 10% dei prezzi del gas comporta circa lo 0,5% in più di inflazione e un rallentamento dell’economia.
𝐈𝐥 𝐠𝐚𝐬 𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 perché è cruciale non solo per i consumi diretti ma anche per generare elettricità e abbiamo già visto in un altro post quanto 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐨 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐢 𝐢𝐥 𝟐𝟎% 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀. Quindi quando il gas diventa più caro, i rincari si trasmettono rapidamente alla produzione, aumentando i costi per le imprese e i prezzi al consumo. Diversamente dal petrolio, il cui impatto sui trasporti e sui carburanti si propaga più gradualmente, il gas 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 le economie che ne sono maggiormente dipendenti per la produzione elettrica, come l`Italia.
Nella vita quotidiana, l’aumento del prezzo del gas fa salire l’elettricità e i beni industriali: non è solo una questione di bollette, ma anche di costi di produzione più alti, salari che faticano a tenere il passo e consumi ridotti, tutti elementi tipici della stagflazione.
In sintesi, distinguere tra shock del gas e del petrolio è essenziale per adottare politiche efficaci. Trattarli come fenomeni omogenei è un errore: hanno origini, modalità di propagazione ed effetti diversi su inflazione e crescita economica.
#rinnovabili #transizioneenergetica #indipendenzaenergetica #stagflazione #gas #petrolio #toscanasostenibile #agenda2030 #caroenergia #inflazione
Negli ultimi anni l’energia è tornata protagonista dell’economia mondiale, ma non nella forma classica che ricordiamo: la ‘𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐟𝐞𝐫𝐚’ 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 ’𝟕𝟎, perchè 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐞` 𝐢𝐥 𝐠𝐚𝐬 a mostrare caratteristiche particolari, con effetti specifici su inflazione e crescita nella zona euro. Quando i prezzi del gas aumentano per problemi di offerta, 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞` 𝐝𝐮𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞: crescono i prezzi e rallenta l’attività economica, configurando una stagflazione. Uno shock negativo di offerta di gas nella zona euro ha effetti rilevanti: un aumento del 10% dei prezzi del gas comporta circa lo 0,5% in più di inflazione e un rallentamento dell’economia.
𝐈𝐥 𝐠𝐚𝐬 𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 perché è cruciale non solo per i consumi diretti ma anche per generare elettricità e abbiamo già visto in un altro post quanto 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐨 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐢 𝐢𝐥 𝟐𝟎% 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀. Quindi quando il gas diventa più caro, i rincari si trasmettono rapidamente alla produzione, aumentando i costi per le imprese e i prezzi al consumo. Diversamente dal petrolio, il cui impatto sui trasporti e sui carburanti si propaga più gradualmente, il gas 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 le economie che ne sono maggiormente dipendenti per la produzione elettrica, come l`Italia.
Nella vita quotidiana, l’aumento del prezzo del gas fa salire l’elettricità e i beni industriali: non è solo una questione di bollette, ma anche di costi di produzione più alti, salari che faticano a tenere il passo e consumi ridotti, tutti elementi tipici della stagflazione.
In sintesi, distinguere tra shock del gas e del petrolio è essenziale per adottare politiche efficaci. Trattarli come fenomeni omogenei è un errore: hanno origini, modalità di propagazione ed effetti diversi su inflazione e crescita economica.
#rinnovabili #transizioneenergetica #indipendenzaenergetica #stagflazione #gas #petrolio #toscanasostenibile #agenda2030 #caroenergia #inflazione
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Quindici anni dopo il disastro di Fukushima è giusto parlare delle persone che quella zona l’hanno abitata e che l`hanno abbandonata. Perché la gravita dei disastri non si `valuta` solo con una macabra contabilità dei morti e la distruzione di una comunità è una tragedia. A 𝐅𝐮𝐤𝐮𝐬𝐡𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐞, famiglie e vicinati si sono dispersi, paesi interi hanno perso la trama quotidiana che li teneva insieme. Intere comunità sono state distrutte e faticano a ricomporsi. Futaba, uno dei due comuni che ospitano la centrale, è forse il caso più emblematico. Prima dello tsunami e dell’incidente contava circa 𝟕.𝟎𝟎𝟎 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢. Oggi i residenti stabili sono poco 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚𝐢𝐨: appena l’1–2% della popolazione originaria.
Nella vicina Ōkuma, l’altro comune sede dell’impianto, prima del 2011 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟏𝟏.𝟓𝟎𝟎 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞. Oggi i residenti sono 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐥𝐥𝐞, meno del 10% della popolazione di allora. Parte del territorio è stata destinata al grande sito di stoccaggio temporaneo dei materiali radioattivi raccolti durante la decontaminazione dell’area.
Altri comuni evacuati mostrano tassi di ritorno più alti, ma comunque lontani dai livelli precedenti. A Tomioka è tornato circa 𝐮𝐧 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐭𝐨 degli abitanti; a Namie poco più di 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐮 𝐝𝐢𝐞𝐜𝐢.
Nel complesso, nei sette comuni completamente evacuati attorno alla centrale vive oggi meno di un quinto degli abitanti di prima del disastro.
𝟐𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐞 e molte comunità non torneranno più come prima, perché una comunità non si rigenera per legge, e 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐚̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐚𝐫𝐜𝐢𝐫𝐥𝐢.
#Fukushima #nucleare #energianucleare #sicurezzanucleare #tsunami #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #scorieradioattive #scorie #radioattività #SMR #costinucleare #toscanasostenibile #agenda2030
Quindici anni dopo il disastro di Fukushima è giusto parlare delle persone che quella zona l’hanno abitata e che l`hanno abbandonata. Perché la gravita dei disastri non si `valuta` solo con una macabra contabilità dei morti e la distruzione di una comunità è una tragedia. A 𝐅𝐮𝐤𝐮𝐬𝐡𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐞, famiglie e vicinati si sono dispersi, paesi interi hanno perso la trama quotidiana che li teneva insieme. Intere comunità sono state distrutte e faticano a ricomporsi. Futaba, uno dei due comuni che ospitano la centrale, è forse il caso più emblematico. Prima dello tsunami e dell’incidente contava circa 𝟕.𝟎𝟎𝟎 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢. Oggi i residenti stabili sono poco 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚𝐢𝐨: appena l’1–2% della popolazione originaria.
Nella vicina Ōkuma, l’altro comune sede dell’impianto, prima del 2011 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟏𝟏.𝟓𝟎𝟎 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞. Oggi i residenti sono 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐥𝐥𝐞, meno del 10% della popolazione di allora. Parte del territorio è stata destinata al grande sito di stoccaggio temporaneo dei materiali radioattivi raccolti durante la decontaminazione dell’area.
Altri comuni evacuati mostrano tassi di ritorno più alti, ma comunque lontani dai livelli precedenti. A Tomioka è tornato circa 𝐮𝐧 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐭𝐨 degli abitanti; a Namie poco più di 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐮 𝐝𝐢𝐞𝐜𝐢.
Nel complesso, nei sette comuni completamente evacuati attorno alla centrale vive oggi meno di un quinto degli abitanti di prima del disastro.
𝟐𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐞 e molte comunità non torneranno più come prima, perché una comunità non si rigenera per legge, e 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐚̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐚𝐫𝐜𝐢𝐫𝐥𝐢.
#Fukushima #nucleare #energianucleare #sicurezzanucleare #tsunami #energiaatomica #centralenucleare #costidelnucleare #scorieradioattive #scorie #radioattività #SMR #costinucleare #toscanasostenibile #agenda2030
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Alla fine il governo si è rimangiato le promesse sul rigassificatore di Piombino

Il governo si è rimangiato le promesse sul rigassificatore di Piombino
L’autorizzazione in scadenza a luglio è stata prorogata, mentre la Toscana sta ancora aspettando le opere garantite come compensazione
ilpost.link
#Volta, la sua invenzione più celebre, la #pila elettrica, fu l’inizio di una trasformazione destinata a cambiare il mondo. Il primo tentativo di rispondere a una domanda che è ancora di incredibile attualità: come immagazzinare e rendere disponibile l’#energia #elettrica?

“Volta: l’energia della scienza” è un videopodcast in quattro episodi realizzato con la Fondazione Alessandro Volta.
In questo primo episodio, dedicato al contributo scientifico di Volta, @Raff_Danna dialoga con Paolo Mazzarello e Lucio Fregonese:
https://youtu.be/Adxx3BHz3lk?is=UyZzBu-M_XyTKWyi
Giani: no alla proroga del #rigassificatore di #Piombino
https://www.toscana-notizie.it/-/rigassificatore-giani-senza-interventi-di-compensazione-non-firmo-proroga-per-piombino-
A Rapolano (Si) è in funzione il primo impianto di #riciclo in #Toscana di #pannellifotovoltaici. Può trattare 9.000 tonnellate all'anno di materiali che altrimenti finirebbero in #discarica. Permette di recuperare alluminio, vetro, silicio e rame https://www.toscana-notizie.it/-/rapolano-si-giani-visita-il-primo-impianto-della-toscana-che-ricicla-pannelli-fotovoltaici
Ogni dollaro investito nelle energie #rinnovabili crea 3 volte più posti di lavoro rispetto all'industria dei combustibili #fossili.

Every dollar of investment in renewables creates 3x more jobs than the fossil fuel industry.
The @IEA estimates about 5 million jobs in fossil fuel production could be lost by 2030, while an estimated 14 million new jobs would be created in clean energy, resulting in a net gain
Plures su @SkyTG24.
A Firenze sensori nelle postazioni interrate e sistemi basati su intelligenza artificiale permettono di monitorare il servizio in tempo reale, riducendo passaggi inutili dei mezzi e l’impatto ambientale.
#Plures #SmartCity #Innovazione
Snam sale al 100% del rigassificatore di Livorno per 129 milioni. Garantisce l'8% del fabbisogno di gas complessivo del paese #ANSA

Snam sale al 100% del rigassificatore di Livorno per 129 milioni - Notizie - Ansa.it
Snam è salita al 100% del rigassificatore di Livorno (Olt) per 129 milioni. (ANSA)
ow.ly
#ambiente #cittàsostenibili #sostenibilità #infrastruttureverdi
Forestazione urbana: le città come laboratori di sperimentazione ecologica su scala planetaria. Le infrastrutture verdi assumono un ruolo strutturale e non accessorio e serve competenza interdisciplinare condivisa.
#città #verde #alberi #ambiente
https://www.georgofili.info/contenuti/riflessioni-di-un-ricercatore-forestale-intorno-al-dialogo-tra-architettura-e-natura/33477
#Barontini: “Come Regione vogliamo continuare a mantenere aperto un dialogo costruttivo con le imprese valorizzando le buone pratiche e accompagnando un percorso di #sostenibilità che rappresenta un elemento strategico per il territorio”
#sconomiacircolare
https://www.toscana-notizie.it/-/comparto-cartario-ed-economia-circolare-barontini-elemento-strategico-per-il-territorio-
Quasi 1,3 miliardi di richieste in pochi giorni: il boom del #ContoTermico dimostra che la #transizioneenergetica e l’#efficientamento in Italia sono una priorità reale per PA, imprese e cittadini. Con la #crisienergetica aggravata dalla #guerra, dovremmo investirci ancora di più

Il superbonus dei piccoli Comuni fa sballare il Conto termico 3.0 https://www.ilsole24ore.com/art/il-superbonus-piccoli-comuni-fa-sballare-conto-termico-30-AI2lHIkB?utm_term=Autofeed&utm_medium=TWSole24Ore&utm_source=Twitter#Echobox=1772605178
